Gesù, solo un lavoratore che cambiò il mondo

“Un El chiamato Abba”, secondo romanzo dello studioso teatino Ceneri sulla figura umana del Cristo
PESCARA. Un romanzo che riscopre il lato umano e terreno di Gesù, la sua formazione giovanile di maestro d'ascia-carpentiere, fino al messaggio che ha incarnato parlando ai popoli di liberazione e affrancamento. E' un po' il succo del nuovo libro di Valentino Ceneri, studioso di Moscufo, ex docente universitario, autore di numerosi saggi, passato alla letteratura con "Un El chiamato Abbà" (Aracne editrice, 297 pagine, €15) interamente dedicato alla figura di Cristo (Jesuha) in una versione totalmente umana e terrena, anzi reinventata, a partire da un viaggio che in realtà Gesù non compì mai, quello verso la Mesopotamia.
Professor Ceneri perché questa visione della figura di Cristo?
«Effettivamente nel romanzo si insiste sull'aspetto umano di Gesù, la sua famiglia, la sua cultura, lui bambino che cresce e che prende le sue responsabilità, realizzando tra l'altro la sua professionalità, come “tecnico”. Nel libro infatti lo presento come l'artigiano di cui si narra nei Vangeli. Si trattava per me anche di recuperare un'immagine concreta e reale di Cristo, che in appena quattro secoli di cristianesimo è stata tradita, soffocata dallo stereotipo che di Dio è stato propagandato».
Vuol dire che la figura di Cristo è stata in un certo senso strumentalizzata dai poteri istituzionali?
«Proprio così. Quello che ho cercato di fare è stato di recuperare Gesù come archetipo, andando al di là dello stereotipo. Si trattava di tornare a descrivere il Cristo che meraviglia le folle, che le attira a sé, quella figura che ha cambiato la storia dell'Occidente, anche se poi i poteri dello stesso Occidente hanno cercato di neutralizzarlo e di manipolarlo. Il Cristo che in un certo senso fu riscoperto poi dal nostro Rinascimento, basti pensare alla concentrazione sulle forme umane e anatomiche di un Michelangelo o di Leonardo».
La sua critica riguarda anche la Chiesa di oggi?
«E' indubitabile che oggi ci sia da parte della Chiesa una presa di coscienza, un nuovo corso che viene perfettamente incarnato da Papa Francesco, le sue posizioni su molti temi scottanti per la religione lo testimoniano perfettamente. Si tratta di un atteggiamento che mira ad un certo relativismo nei confronti del mondo, una specie di “et et”, che sostituisce l' “aut aut” tradizionale.
Perché descrivere tutto ciò attraverso un romanzo e non un saggio?
«In realtà l'idea di un romanzo mi è venuta all'improvviso, in occasione del mio primo romanzo su Cristo, “Il maestro d'ascia”, ho capito di colpo che dovevo parlare di Gesù come di un uomo normale, un lavoratore appunto. Ho scritto velocemente, come sotto dettatura fino a quando ho compreso che dovevo fermarmi. Nel caso di questo secondo romanzo è avvenuto lo stesso, prima questa specie di richiamo, e poi la stesura».
Marco Tabellione
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