Gianni Amelio: «Torno al cinema ma la mia passione è la scrittura»

19 Settembre 2016

PORDENONE. Luigino e la sua infanzia di stenti e rabbia nel Sud degli anni Cinquanta, il suo venir vestito da bambina quando è piccolo, il suo sogno di cantare alla radio e magari nella nascente...

PORDENONE. Luigino e la sua infanzia di stenti e rabbia nel Sud degli anni Cinquanta, il suo venir vestito da bambina quando è piccolo, il suo sogno di cantare alla radio e magari nella nascente televisione. Racconta la sua storia, andando dritto al cuore delle cose, Gianni Amelio in un romanzo di formazione, “Politeama” (Mondadori) che segna il suo esordio nella narrativa. «Questo libro parla della dignità e del riscatto da tutto ciò che la calpesta. Parte dalla constatazione della sofferenza che si vince. Tutti abbiamo problemi e dobbiamo affrontarli con il coraggio che abbiamo dentro di noi. Alla fine trionfa l'orgoglio e l'idea che se hai davanti una montagna la devi scalare», dice il regista del “Ladro di bambini”, ikeri ospite di Pordenonelegge, del quale uscirà in febbraio il nuovo film “Tenerezza” girato interamente a Napoli. «È un film corale con Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Greta Scacchi e Micaela Ramazzotti» spiega Amelio, 71 anni, che però rivela: «Oggi mi piacerebbe di più scrivere che fare un film. Il cinema è una fatica enorme. Dipende da come andrà questo libro se ne scriverò un altro. La libertà che hai mentre scrivi un libro di farti condurre per mano sia dalla vicenda che dai protagonisti non esiste al cinema dove sei costretto a una struttura ferrea. Un film costa milioni, è un fatto collettivo. Però anche il romanzo ti obbliga ad un rigore che al cinema puoi diluire».

« Se scrivi una parola in un libro resta, al cinema puoi fare dei cambiamenti in post produzione», racconta Amelio. A scrivere “Politeama” ha impiegato tre anni: «Pensavo di non essere in grado. Ho scritto 20 righe e sono rimaste a lungo dentro il computer. Sono andato avanti senza sapere dove mi avrebbe portato il racconto, cosa che nel cinema non si fa assolutamente».

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