Giù nella miniera la tragedia di Marcinelle raccontata ai ragazzi

8 Febbraio 2017

Il romanzo dei due scrittori abruzzesi De Amicis e Luciani entra fra i finalisti del premio letterario Bancarellino

di Anna Fusaro

È in corsa al Bancarellino, la sezione del Premio Bancarella di Pontremoli dedicata alla letteratura per ragazzi. Il romanzo d'avventura "Giù nella miniera" degli autori abruzzesi Igor De Amicis e Paola Luciani, coppia nella scrittura e nella vita, è stato selezionato dalla giuria insieme ad altri 19 titoli, prima scrematura dei tanti libri inviati dalle case editrici di tutta Italia. A marzo si conoscerà la cinquina finalista, a maggio il vincitore.

"Giù nella miniera", pubblicato a giugno da Einaudi Ragazzi (183, pagine 11 euro), ha già avuto una prima ristampa a novembre e continua con successo il suo giro di presentazioni nelle librerie e nelle scuole. Dove i ragazzi scoprono, con impressione, un'immane tragedia del Novecento e, con incredulità, le umiliazioni sofferte dagli immigrati italiani in terra straniera. Già, perché dietro la finzione del racconto di fantasia c'è la cruda realtà della storia. Dietro le avventure e le sfide di due bande di ragazzini, italiani contro belgi, "mangiaspaghetti" contro "mangiapatate", ci sono la vita e la morte dei minatori di Marcinelle, in Belgio. Pensato per i giovanissimi si rivolge anche agli adulti questo libro molto ben scritto dal teramano Igor De Amicis, commissario di polizia penitenziaria, autore di romanzi polizieschi, e dalla pescarese Paola Luciani, insegnante di sostegno nella scuola primaria, autrice di monografie e saggi sulla scuola. Insieme, nel 2014, hanno scritto "Il mare quadrato" (Coccole Books), libro per bambini legato al tema dei piccoli in carcere con le madri detenute.

Frutto di ricerche approfondite, "Giù nella miniera" consegna il contesto storico a un'appendice in cui viene riportata la tragica contabilità dell'incendio, l'8 agosto 1956, nella miniera del Bois du Cazier, vicino Marcinelle, in cui morirono 262 minatori, dei quali 136 italiani provenienti da 13 regioni, dal Veneto alla Calabria all'Abruzzo. Sessanta le vittime abruzzesi. Erano arrivati dopo l'accordo del 1946 di Alcide De Gasperi col ministro belga Van Hacker, che prevedeva l'acquisto di carbone a un prezzo favorevole in cambio dell'impegno italiano a inviare 50mila uomini per il rischioso e duro lavoro in miniera.

Nell'arco di dieci anni giunsero in Belgio 140mila italiani. Il contratto prevedeva cinque anni in miniera, con l'obbligo di farne almeno uno, pena l'arresto. Ai contratti capestro si sommavano le miserabili condizioni di vita nelle baraccopoli e l'odio razzista dei belgi verso gli italiani, espresso in una sorta di apartheid. Come in quei cartelli "Vietato l'ingresso ai cani e agli italiani", scritti in italiano, affissi per i nostri connazionali all'ingresso dei negozi. Un cartello simile viene letto anche da Fulvio, il 13enne protagonista di "Giù nella miniera".

Il ragazzino è arrivato a Marcinelle dall'Abruzzo con la madre Ines e le loro povere cose chiuse in tre valigie, per ricongiungersi al padre Tonino, da anni minatore in Belgio. Partiti convinti di «andare a fare i signori», si trovano a vivere nelle baracche. Nonostante gli stenti, la giovane età consente a Fulvio fughe nella fantasia insieme ai suoi nuovi amici, come lui figli di immigrati italiani: il napoletano Ciro, la siciliana Silvana, il veneto Vittorio.

"Les italiens" si scontrano presto con la banda dei coetanei belgi, Paulette, Gui-Gui, Eddie, Jean-Claude, che replicano l'ostilità dei loro genitori. Tra scherzi e dispetti, agguati e gare, come scendere coi carrelli della miniera giù dal "terril", il cumulo di terra e carbone, i ragazzini arrivano a sfidarsi nella prova più rischiosa, entrare nella miniera per trovare il tesoro del minatore fantasma, un baule di monete d'oro di cui farnetica il vecchio Olivier. Non sanno che si troveranno dentro l'inferno. Qualche anno fa i belgi hanno provato a elaborare il senso di colpa con un film, "Marina", del fiammingo Stijn Coninx, che attraverso la storia di riscatto sociale del musicista Rocco Granata, un figlio della miniera autore della hit del titolo, ripercorre povertà fatica e discriminazione patite dai nostri immigrati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA