Gli Indiani e i Cowboy in musica di Stefano “Cisco” Bellotti

ROMA. «In un momento in cui si parla di porti chiusi e di muri alzati, di divisioni, io, da sempre fuori posto e fuori tempo, pubblico un album di frontiera, un disco che racconta l'attualità ma che...
ROMA. «In un momento in cui si parla di porti chiusi e di muri alzati, di divisioni, io, da sempre fuori posto e fuori tempo, pubblico un album di frontiera, un disco che racconta l'attualità ma che allo stesso tempo sa di vintage». Stefano “Cisco” Bellotti parla così del suo nuovo disco, «Indiani e Cowboy» che vanta la produzione artistica di Rick del Castillio ed è stato realizzato e pubblicato anche grazie a una campagna di crowfunding.
Dieci canzoni, che non rinunciano all'inconfondibile stile folk rock dell'ex Modena City Ramblers e che «non vogliono essere politiche» ma risultano comunque profondamente intrise di politica in un mondo sempre più diviso in Indiani, che tentano di sopravvivere e in Cowboy che continuano a non capire. Tra le storie che si rincorrono c'è quella del sindacalista Guido Rossa ucciso dalle Brigate Rosse e c'è Don Gallo. A fare da contraltare, i brani Adda venì Baffone e Lo sceriffo, «simboli di un'Italia che ha sempre cercato salvezza nell'uomo forte e che anche ora, attuale come non mai, è pronta ad armarsi nel nome della paura dell'altro». Ma non c'è solo la disillusione in Indiani e Cowboy. «C'è anche la speranza, perché io sono un ottimista di natura». Bianca, in particolare, la canzone che chiude il disco è una ninna nanna dedicata alla sua unica figlia femmina e a tutti i ragazzi che, nel confronto con la vita, devono fare le loro scelte. «Un libretto di istruzioni, in dialetto emiliano che meglio dell'italiano riesce a trasmettere certe emozioni. Prima o poi farò un disco tutto in dialetto».
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