Guanciale: il mio Ricciardi misterioso e solitario nella Napoli degli anni ’30

24 Gennaio 2021

L’attore di Avezzano nei panni del commissario dei libri di De Giovanni Intanto è già al lavoro nella produzione internazionale “I Sopravvissuti”

ROMA. Una contaminazione di generi per un racconto coinvolgente che, sullo sfondo di una Napoli negli anni trenta del fascismo, indaga sul senso ultimo della vita e del dolore. Protagonista l’attore abruzzese Lino Guanciale, uno dei più amati dal pubblico, reduce dai successi de “L'allieva” («esperienza per me conclusa», dice), -“La porta rossa”, “Non dirlo al mio capo”. Da domani, su Rai1, presterà volto, voce e movenze al Commissario Ricciardi nella serie tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, con la regia di Alessandro D'Alatri, che aveva già firmato “I bastardi di Pizzofalcone”, altra serie tratta dai libri del giallista napoletano.
«Ricciardi», dice Guanciale, «ha un dono, ereditato dalla madre, di raccogliere gli ultimi pensieri delle vittime di morte violenta. Peculiarità che se da un lato è utile nelle indagini, dall'altro lo tormenta come uomo. Il suo sguardo sul mondo è la chiave di tutto». La madre, consapevole del carico di dolore che dovrà sopportare, lo ha avvertito prima di morire: «Non commettere il mio stesso errore, non avere figli, altrimenti li condannerai come io ho fatto con te». È stato, prosegue Guanciale, «un autentico privilegio aver potuto interpretare questo personaggio, spero di aver dato il mio meglio. A causa del suo fardello», fa notare ancora, «si isola, ma è una difesa anche per le persone a cui vuole bene. È un uomo empatico, con grande senso del dovere, proteso verso gli altri e dalla sensibilità fuori dal comune. Ha un vissuto interiore pieno di emozioni e i suoi occhi sono velati di malinconia, perché teme di far ricadere sulle persone che ama di più il peso della sua sorte».
Napoli fa da sfondo alle storie e all'animo di Ricciardi, che non cerca l'amore ma incontra due donne, diversissime: la maestra Enrica (Maria Vera Ratti) e Livia (Serena Iansiti), mentre la tata Rosa (Nunzia Schiano) gli consiglia di sposarsi per non pagare la tassa sul celibato. Si fida solo del brigadiere Maione (Antonio Milo), che ha come confidente Bambinella (Adriano Falivene), e del medico legale Modo (Enrico Ianniello), antifascista che rischia la vita. Nel cast anche Peppe Servillo, Fabrizia Sacchi, Mario Pirrello e Marco Palvetti.
Occhi chiari, i capelli con la brillantina, un solo riccio sulla fronte, i vestiti impeccabili, Ricciardi è stata una sfida per Guanciale, «anche grazie alla scrittura di Maurizio de Giovanni. Apriamo una finestra particolarissima su una Napoli inedita, con il Fascismo in piena espansione. Una città diversa da quella che viene di solito rappresentata. Spesso sentiamo parlare solo della Napoli violenta e criminale, dimenticando la cultura, la musica, il teatro. Ricordiamoci che questa è l'unica città invasa ad essersi liberata da sola dall'occupazione nazista. Grazie al coraggio, allo spirito di iniziativa di tanti, tra cui moltissime donne». Fa eco D'Alatri, che ha messo in campo oltre 350 tra attori di ruolo e comparse. «La città si presta a questa ambientazione anche se abbiamo girato anche a Taranto per una parte dei vicoli. Non dimentichiamo il rapporto tra i vivi e morti che c'è tra i cittadini partenopei, fatto di grande naturalezza, bellissime storie e leggende». E poi cultura, grandi attori, musei, musica. «Come negli anni 30, anche la moda era particolare, elegantissima». Nel primo episodio siamo nel 1931, primavera gelida di delitti. Il tenore Arnaldo Vezzi, famoso in tutto il mondo e amico del Duce, viene trovato cadavere nel suo camerino del San Carlo prima della messa in scena di Pagliacci e Cavalleria Rusticana, sgozzato con un frammento di specchio.
Guanciale confessa di aver conosciuto De Giovanni attraverso i suoi romanzi. «Avevo letto i primi due. Poi quando ho saputo che avrei avuto l'onore di interpretarlo, ho letto tutti gli altri: un personaggio a mio parere tra i più felici della nostra letteratura contemporanea. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con lo scrittore e soprattutto con Stefania Nigro, la sua più stretta collaboratrice. Quello che mi ha colpito è il grande rispetto che questo scrittore ha nei confronti di Ricciardi. Io per calarmi nel ruolo mi sono messo dalla parte del lettore, mi sono chiesto come immagina il commissario sfogliando le pagine dei libri: i suoi abiti, il modo di camminare, quel suo ciuffo ribelle, i suoi occhi, lo stato d'animo...».
Guanciale tiene a ringraziare tutti i lavoratori dello spettacolo che si trovano in difficoltà e si augura che presto si possa tornare tutti a teatro. L'attore è ora nella capitale sul set della serie “I Sopravvissuti”, le riprese tra Roma e Genova, di Carmine Elia, prodotta dalla Rai con francesi e tedeschi. «Il cast è internazionale: mia moglie è interpretata da un'attrice francese». I protagonisti sono dispersi, creduti morti per un anno e poi tornano a casa, ma ci sono verità non dette, molte.