Gucci celebra i 100 anni con una sfilata e un film

Lo stilista Alessandro Michele disegna “Aria” citando Balenciaga La collezione sfila al Savoy, dove Guccio nel 1921 ideò il marchio
Appuntamento al Club dell’Hotel Savoy: il luogo dove giusto cento anni fa nacque l'idea della casa di moda Gucci. Fondata nel 1921 da Guccio Gucci, la celebre maison ricomincia dalla passerella per festeggiare il suo primo secolo di vita e lo fa con una collezione, “Aria”, disegnata dal direttore creativo Alessandro Michele, e con un film, “Gucci Aria”, diretto dalla videografa Floria Sigismondi. Un film pieno di luci abbaglianti, colori e musiche a tema “Gucci”: la colonna sonora tra hip hop e dance, un mix di canzoni caratterizzate dalla parola Gucci (da “Gucci Gang” di Lil Pulp, a “Gucci flip flops” di Bhad Babie), accompagna quasi 100 mannequin, ragazzi e ragazze che sfilano in abiti di paillette e piume, sotto il flash di inesistenti paparazzi, attraverso il lungo ingresso del Savoy Club sul Tamigi dove, secondo la leggenda, il patriarca Gucci lavorò giovanissimo da addetto all’ascensore, per poi tornare a Firenze con la testa piena delle immagini delle valigie di lusso che aveva aiutato a trasportare, per creare la ditta di pelletterie all'origine del marchio.
L’iconica casa di moda mostra la sua resilienza, superando non solo una pandemia globale, ma tutti gli avvenimenti del XX e XXI secolo, tra cui una guerra mondiale; nonché l’omicidio di Maurizio Gucci, tornato recentemente d’attualità grazie a “House of Gucci”, il film di Ridley Scott con Lady Gaga e Adam Driver, attualmente in lavorazione.
«Il passato non è la ripetizione dell'immutabile», dice appunto Alessandro Michele, spiegando la sua operazione di “hackeraggio”, come lo chiama lui, di Balenciaga, marchio appartenente come Gucci al gruppo Kering e disegnato da Demna Gvasalia. «Nel mio lavoro, accarezzo le radici del passato per produrre infiorescenze inattese, scolpendo la materia attraverso innesti e potature», dice lo stilista. Ecco così che la iconica borsa Jackie 1961, icona della Maison, esce marchiata Balenciaga, così come un tailleur di paillettes luccicanti di cristallo. O viceversa, un look Balenciaga è attraversato dalla classica banda verde rosso verde di Gucci.
Tutto è nato da una telefonata tra Zurigo e Roma. «Quando ho detto a Demna che volevo giocare con un altro atelier», racconta Michele, «lui si è divertito quanto me all'idea che potevo appropriarmi di certi suoi modelli». Non c'è solo Balenciaga però in questa collezione: c’è l'iconico tailleur pantalone di velluto rosso e satin di Tom Ford, direttore creativo di Gucci tra il 1994 e il 2004. C'è il mondo equestre che fin dall'inizio ha contrassegnato il marchio. E c'è anche il mondo della vecchia Hollywood con un altro mito, Marilyn Monroe e con l'abito da sera «sunburst» creato nel 1953 dal costumista Billy Travilla per l'attrice di «A qualcuno piace caldo».
Nella seconda parte del film il cast multirazza e multigender finisce in un giardino fantastico popolato da conigli, cavalli, pavoni. Vento, pollini, fiori, e in un inno alla moda che sembra una fiaba, i capi di «Aria» levitano nell'aria in slow-motion: «Un punto di arrivo e un punto di partenza» e un inno «alla potenza generatrice della natura, che può guarirci se solo la lasciamo fare».
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