Haber: «Ballo un tango aspettando la mia biografia»

7 Luglio 2021

L’attore è tornato in scena con “Astor Piazzolla, Maria De Buenos Aires”  A settembre esce il suo libro: «Pativo molto in lockdown, così ho scritto tanto»

«A me le vacanze fanno proprio schifo. Io sto bene quando lavoro, quando devo partire, andare in tournée. Vivo per lasciare emozioni alla gente». E tra nuovi impegni, scritture, il Premio speciale Nastri d'argento per i suoi cortometraggi, teatro e set, è davvero un fiume in piena Alessandro Haber: un’agenda fittissima tanto che per «acciuffarlo» si fa lo slalom tra le prove di “Favolosi”, il recital di favole che divide con Giuliana De Sio, un incontro con l’amico Ricky Tognazzi per il documentario sul padre Ugo e la messa in scena del suo “Haber & Bukowski”.
«Ho patito molto lo stop per la pandemia», racconta l’attore bolognese 74enne. «Non mi mancava il sostegno, per fortuna, ma lavorare, il palco, il pubblico, esprimermi, che è quello che so fare. Ne ho approfittato per scrivere la mia biografia. Me lo avevano chiesto molte volte. Ma con le tournée, il lavoro, non ero mai riuscito a fermarmi e ragionare. E invece questa volta ho accettato. Uscirà a fine settembre per La nave di Teseo. Non ha ancora un titolo ma è stato un’esperienza bellissima: ho rivissuto la mia vita, tirando fuori davvero tutto. Cosa ho scoperto? Che non devo niente a nessuno», dice diretto. «Che ho dato più di quanto abbia ricevuto e che non ho debiti, né morali, né etici, né economici. Sono una persona per bene, con una grande passione, che è poi quella che mi ha salvato».
La stessa che «finalmente», dopo tanti mesi, l’8 giugno l’ha riportato in scena al Franco Parenti di Milano con la sua “Serata Haberrante” e che il 4 luglio lo ha visto invece in “Astor Piazzolla, Maria De Buenos Aires”, omaggio ai cento anni dalla nascita del compositore argentino (era nato a Mar del Plata l’11 marzo 1921) e ultimo appuntamento della terza Stagione Sinfonica di Catanzaro al Parco della Biodiversità. Protagonisti, l’Orchestra Filarmonica della Calabria e poi Cecilia Suarez Paz (nei panni di Maria), Cesare Chiacchiaretta al bandoneon, Giovanni Zonno al violino e Salvatore Russo alla chitarra elettrica. Sul podio, il maestro Filippo Arlia, per la regia di Giandomenico Vaccari (prossime tappe, a Catania il 10 agosto e a Cosenza il 4 settembre). «Per me è un ritorno a Piazzolla», racconta Haber. «Già vent’anni fa con La banda del Bario mettemmo su un”'Tango d'amore e coltelli”, con le sue musiche e i testi di Borges. Piazzolla è pathos puro, ti prende nell’anima».
“María de Buenos Aires” è la sua più famosa opera-tango. Ambientata nei bassifondi della capitale argentina (colossale la scenografia di Salvatore Tropea, con i costumi di Rosy Bellomia), andò in scena per la prima volta nel 1968 e trae spunto da una leggenda metropolitana che narra della sfortunata María, nata in un sobborgo «un giorno che Dio era ubriaco». Operaia di un'industria tessile, non riesce a resistere a un tango ascoltato per strada e arriva sin sulla porta di un bar notturno, diventa cantante, finisce in una casa di tolleranza e lì muore ancora giovane. La sua condanna a morte è anche una condanna all’inferno, che è poi la città di Buenos Aires, dove vaga il suo spettro. Haber interpreta El Duende, «un demone, un Fool shakespeariano, un po’ poeta maledetto, un po’ mago», racconta l’attore. «È il deus ex machina che racconta la vicenda». Intanto, a sfogliar quell’agenda, a metà mese sarà nuovamente sul set per l’amico Pupi Avati in “Dante”, film che narra la vita del padre della Divina Commedia attraverso gli scritti di Giovanni Boccaccio. «Ad Avati non posso mai dire di no. Siamo legati da una profonda amicizia», dice lui, che per l’occasione sarà Abate di Vallombrosa. Ma c'è anche “Mascherine”, il suo nuovo corto da regista che affronta il «tema di come non ci si riconosca più» e ancora “Inferno”, il film di Mimmo Paladino, ancora omaggio a Dante, con gli amici di sempre Rubini e Papaleo, oltre ai due Servillo. Per chiudere poi idealmente il cerchio a gennaio tornando in teatro con “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, spettacolo con cui era in scena nel 2020, interrotto dopo solo 20 repliche per la pandemia.