Habitat, vita precaria all’Aquila dopo il terremoto

PESCARA. Si intitola “Habitat-Note personali” ed è un documentario sul post terremoto all’Aquila. L’autore è Emiliano Dante, aquilano, 40 anni, storico di professione. Il docufilm sarà presentato,...
PESCARA. Si intitola “Habitat-Note personali” ed è un documentario sul post terremoto all’Aquila. L’autore è Emiliano Dante, aquilano, 40 anni, storico di professione. Il docufilm sarà presentato, oggi, al Torino Film Festival. “ Habitat” è il seguito di un altro film sull’Aquila girato da Dante, “Into the blue”, girato nelal tendopoli del dopo-terremoto e presentato al Torino Film Festival nel 2009.
Habitat è la storia lunga cinque anni di tre ex compagni di tenda rimasti all’Aquila. Uno dei tre, Alessio DI Giannantonio, era uno squatter ed è divenuto agente immobiliare; l’altro, Paolo De Felice, era un proprietario di immobili. Ora non ha più niente da affittare, ma dopo l’esperienza del terremoto ha trovato la propria vocazione come pittore. Alessio, infine, vive con Gemma a San Rufina, una frazione distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009. Paolo sta per diventare padre in una situazione di precarietà assoluta.
Emiliano Dante, si legge nelle note di presentazine del film, «analizza dall’interno la realtà alienante dei progetti Case, subendo e affrontando il loro essere “non luoghi”, cioè luoghi senza identità, lontani tanto dal tessuto urbano quanto da quello storico e culturale della città».
«”Habitat“», spiega il regista, «è un film di relazioni nel tempo. Relazioni tra persone e relazioni tra persone e luoghi. Sono temi universali, che a L’Aquila assumono tratti particolari: tra le macerie il passato è più passato, simultaneamente più visibile e più inservibile. E nei progetti Case, questi prefabbricati già fatiscenti costruiti dopo il terremoto in mezzo al nulla, il presente è più presente: senza uno ieri e senza un domani».
«“Habitat”», dice Davide Oberto, curatore del Torino Film Festival, «è un doloroso caleidoscopio cinematografico in bianco e nero per tentare di elaborare un trauma individuale e collettivo».
Emiliano Dante insegna Storia dell’arte contemporanea all’università di Cassino e, negli ultimi anni, ha diretto il Festival del documentario d’Abruzzo di Pescara. Si è inizialmente formato come fotografo ed è approdato al cinema al termine di un percorso artistico molto articolato, in cui ha toccato pittura, scrittura, teatro e musica. Come regista ha esordito nel 2003 con la serie di cortometraggi “The home sequence Series”, interamente incentrati sui luoghi fisici e simbolici della propria casa. Dopo altri cortometraggi, ha poi realizzato il documentario “Into the blue” (2009) e il lungometraggio di finzione “Limen (omission)”, presentato nel 2012 e terminato nella versione definitiva nel 2013. Ha partecipato a festival sia in Italia che all’estero. Oltre che come regista, è attivo come fotografo e come scrittore. “Habitat-Note personali” è il quinto lavoro che Emiliano Dante dedica alla sua città.
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