«Ho fatto amare l’Abruzzo anche agli “Americani”»

4 Ottobre 2016

L’attore di Chieti è in scena in questi giorni all’Eliseo con un testo di Mamet «Torno spesso nella mia regione. E ai miei colleghi abruzzesi dico: uniamoci»

CHIETI. Continuano i successi dello showman Federico Perrotta, un altro ambasciatore d’Abruzzo nel mondo. Perché Perrotta, nato a Popoli e vissuto da adolescente a Chieti, è già ripartito con lo spettacolo “Americani” nel teatro Eliseo di Roma, assieme ad un cast d’eccezione. Tratto dal testo teatrale di David Mamet Glengarry Glen Ross, “Americani” vanta la traduzione di Luca Barbareschi, l’adattamento di Carla Cavalluzzi e di Sergio Rubini al quale è affidata anche la regia, con la collaborazione di Gisella Gobbi. Sul palco anche Gianmarco Tognazzi, Francesco Montanari, Roberto Ciufoli, Gianluca Gobbi, Giuseppe Manfridi e lo stesso Rubini, le scene sono di Paolo Polli, i costumi di Silvia Bisconti e le luci di Luraj Saleri. Il 26 settembre l’Eliseo era gremito, è iniziata la nuova avventura all’insegna della solidarietà: i ricavati della serata sono stati devoluti alle popolazioni colpite dal recente sisma, si sono consegnati 25 mila euro. Ma l’iter artistico di Perrotta parte da lontano. Si forma nell’accademia Corrado Pani con il maestro Pino Insegno e viene poi scoperto da Pier Francesco Pingitore, fino ad arrivare nella compagnia del Bagaglino.

Un amore incondizionato per la sua regione, che ha ispirato uno dei suoi più grandi successi, “Io sono Abruzzo”, spettacolo che debuttò a dicembre 2013. Conquistò il tutto esaurito al teatro Brancaccio l’anno dopo, con un medesimo successo nel 2015 al Salone Margherita, proprio quello del Bagaglino, fino ad approdare al Westchester Italian Cultural Center di New York in occasione della settimana della cultura italiana, riscuotendo un successo strepitoso. Non finisce qui, perché il talento nostrano replicherà lo spettacolo il prossimo 19 novembre al Puff di Lando Fiorini, la casa più celebre del cabaret. Il tutto con un piccolo riadattamento: lo show diventa “Federico Perrotta e un abruzzese a Roma. Io Sono Abruzzo 2.0”. Insomma, dopo le collaborazioni anche con la trasmissione Colorado Cafè, Perrotta continua a scalare le vette del successo. E di tanto in tanto torna nella sua città natale, lo abbiamo incontrato per le vie del centro.

Di cosa parla il suo nuovo spettacolo “Americani”?

«Racconta la corsa affamata verso l’americanità, uno show tratto dal testo di David Mamet che ha ricevuto il Pulitzer nell’84 e da cui nel ’92 è stata tratta la sceneggiatura del film Americani diretto da James Foley, con Al Pacino, Jack Lemmon, Alec Baldwin e Kevin Spacey. Per il progetto mi ha scelto Luca Barbareschi, con un cast strepitoso. Sono onorato di farne parte, fino al 30 ottobre saremo all’Eliseo di Roma».

Cosa la spinge a tornare così spesso nella sua regione?

«Sento un legame molto forte con il mio territorio e con la mia città, sento di doverne contribuire allo sviluppo artistico. Un luogo che purtroppo sembra non avere memoria del patrimonio culturale che ha. E invece abbiamo una miriade di artisti nostrani che riscuoto successo in tutto il mondo».

Che rapporto ha con altri colleghi abruzzesi?

«Conosco gli ultimi successi di Cristian Ciampoli e di Maccio Capatonda: queste sono cose importantissime. E anche le nuove proposte devono essere accolte con estremo favore. Ho visto, per esempio, il successo di manifestazioni come il Maltattack a Chieti, una cosa meravigliosa. Bisogna continuare a darsi da fare. Dobbiamo risvegliarci dal torpore, spesso creato dai noi stessi. I politici, in primis, siamo noi».

Che intende per “darsi da fare”?

«Occorre potenziare strutture e alimentare l’ospitalità, creare enti per manifestazioni che raccolgano le risorse artistiche del territorio e richiamino talenti. Ho letto del caso del teatro Marrucino, un punto di riferimento in passato per l’Abruzzo. Purtroppo la questione dei finanziamenti è un problema ciclico. Lì mi sono esibito, un teatro che dovrebbe vivere tutto l’anno e favorire la cultura dello scambio. È fondamentale perché abbiamo bisogno di giovani con la mente aperta».

Vuole dire qualcosa ai suoi colleghi abruzzesi?

«Il miracolo può avvenire. Uniamoci, superiamo il lato insano dello sciovinismo».

E i progetti futuri?

«Avrò una piccola parte nel prossimo film “Poveri ma Ricchi”, con Enrico Brignano e Christian De Sica. La regia è di Fausto Brizzi».