«Ho perso 4 figli qui cerco pace tra chi è come me»

Il racconto di padri e madri colpiti dal dolore A Ortucchio in centinaia accolti da padre Riziero
«All’inizio c’era solo scetticismo, perché era troppo forte il dolore nel cuore e la follia nella testa. Poi quella rabbia piano piano se n’è andata. Non so dire perché, ma sento ogni volta la necessità di tornare». Franco Giannantonio è di Avezzano e ha perso due figli. In due diversi incidenti stradali, uno nel 2002, l’altro nel 2008. Si chiamavano Marco e Massimo e avevano rispettivamente 28 e 30 anni. Giannantonio già da qualche anno fa parte dell’associazione Genitori di stelle, figli della speranza, e ogni terza domenica del mese, insieme a decine di altri genitori che vivono il suo stesso dramma, arriva a Ortucchio, paesino immerso nelle campagne del Fucino.
E’ qui che padre Riziero Cerchi ha fondato un’associazione «per non lasciare nel buio chi soffre e piange la morte dei figli». Da un gruppo di poche persone, nel giro di un paio d’anni, intorno al sacerdote si sono riunite centinaia di persone. «Abbiamo iniziato che eravamo 12», racconta Anna Passalacqua, il braccio destro del sacerdote 45enne, originario di Tivoli, arrivato a Ortucchio 9 anni fa. Questa volta è un appuntamento speciale: è la Festa della mamma e padre Riziero ha aperto la chiesa di Santa Maria Capodacqua, per non lasciare nel dolore delle proprie case le madri, ma allo stesso modo anche i padri, che non possono più sentirsi chiamare «mamma e papà». La chiesa ha le luci spente, è illuminato solo l’altare.
All’entrata i genitori sono accolti con un abbraccio da Passalacqua. La donna ha perso due figli, Rita e Giovanni. La prima era molto piccola, il secondo aveva 22 anni. La malattia si è accanita su di loro e glieli ha strappati. Due bambini suonano la chitarra insieme al sacerdote, seduto al primo banco. Un’ora di canti, preghiere e silenzio. Alla fine padre Riziero annuncia che in chiesa c’è una giornalista venuta ad ascoltare le loro storie. Si avvicinano tutti, anche i genitori più anziani. Il primo a parlare è Giannantonio. «È venuta qui per prima mia moglie. Non sopportavo l’idea che lo facesse», ricorda, «4 anni fa, per farla contenta, sono venuto anch’io. Il mio secondo figlio è morto lasciando la sua compagna incinta. Avevo una rabbia che non mi faceva vivere. Qui ho incontrato altre persone che col tempo, come me, hanno imparato a conviverci». Adele Parente ha 78 anni e di figli ne ha persi 4. Viene da San Benedetto, è stata emigrante in Australia. Mi mostra con orgoglio la bellezza dei 4 giovani nelle foto che porta sempre nel portafoglio. «Non posso avere pace», commenta a voce bassa, «ma qui mi sento meglio».
Annarita Tarola è di Venere, una frazione di Pescina: «Mio figlio Vincenzo aveva 10 anni», accenna, poi velocemente si gira e parla amorevolmente con altre mamme con le quali si mette d’accordo per accogliere, domenica 24, centinaia di genitori che hanno aderito all’associazione e che arriveranno da tutta Italia. È atteso anche il vescovo Pietro Santoro, che tre anni fa ha riconosciuto l’associazione come diocesana. «Mio figlio Davide è morto 19 anni fa e aveva solo 22 anni», si limita a dire Angela Pisotta, di Ortucchio. C’è poi la nonna di Luigi Cellini, il 15enne di Trasacco, morto nel terremoto dell’Aquila del 2009. Non riesce a dire quasi nulla di lui perché si commuove. Antonio Garofalo ha perso 21 anni fa il figlio Pierluigi, 13 anni. Giuseppina Passalacqua è venuta a pregare per la cognata morta investita a soli 19 anni, 39 anni fa. «Non l’ho mai dimenticata», spiega.
«Io e mio marito siamo rimasti soli», dice, rispondendo alla domanda del perché sono qui stasera, Angela Pagnottaro, di Pescina, «abbiamo perso Antonio e Gianluca. Avevano 26 e 31 anni. Il dolore ti lacera, cosa stiamo a fare a casa? Tra noi non c’è solo sofferenza, usciamo, stiamo insieme, qualche volta andiamo anche a mangiare la pizza». «Ho 74 anni e vengo da Pescina», continua Rosina Tersigni, «mi devo far accompagnare, siamo tutte arrivate qui con il passaparola».
In sala anche Dino Palumbo e Rosalba Savina, di Avezzano, i giovani genitori di Arianna, scomparsa dopo una lunga malattia, l’anno scorso, a 15 anni. Dopo anni è tornata anche Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti, morto nel 2008 in circostanze mai chiarite. È qui perché l’associazione che ha fondato, che porta il nome del figlio, sta raccogliendo fondi per il Nepal. «L’incontro con altri genitori che vivono la stessa devastazione aiuta a non sentirsi diversi», il suo commento, «quando ti trovi di fronte a un vuoto incolmabile come quello della perdita di un figlio, non ci sono parole che tengano, non c’è fede che resista, non c’è nulla che allevi. Padre Riziero sa però ascoltare. Per far continuare a vivere i nostri cari bisogna far qualcosa, come aiutare chi soffre». Perché questa associazione padre Riziero? «Il giorno del mio insediamento in una parrocchia, tanti anni fa, morì un bambino piccolo», spiega il prete, «dopo il funerale la sensazione fu che finisse tutto lì. Questa mamma, invece, non poteva rimanere sola, nell’ansia, nel buio e nel dolore. Il sacerdote è chiamato a portare la luce nella vita delle persone. È questa la mia strada. Perché l’associazione ha questo nome? Nel vocabolario c’è la parola vedovo, la parola orfano ma non c’è la parola che indica i genitori che perdono i figli. Genitori di stelle, è questo quello che sono queste persone».
©RIPRODUZIONE RISERVATA