I 60 anni dei Nomadi: successi, rarità e provini in un omaggio a Daolio

Esce il cofanetto celebrativo “È stato veramente bellissimo!” Carletti: «Se siamo qui ancora il merito va a lui, ad Augusto»
«Se siamo ancora qui, dopo 60 anni di carriera, il merito va a lui, ad Augusto Daolio, che ci ha lasciato ormai 30 anni fa. Ma i primi 30 anni, fondamentali, li abbiamo costruiti insieme. Ed è stato davvero bellissimo». Beppe Carletti, fondatore e anima de I Nomadi, ha voluto omaggiare il compagno di palco di una vita con una raccolta enciclopedica di 4 cd e 2 dvd che include brani inediti, rarità, provini, versioni in spagnolo e momenti indimenticabili del loro connubio artistico iniziato quando erano adolescenti.
E il titolo del cofanetto, “È stato veramente bellissimo!”, racchiude tutto questo. «Sì, è stato bellissimo. Sono stati anni belli, ma anche fortunati. Abbiamo avuto la possibilità di vivere della nostra passione, nonostante le disavventure, nonostante i problemi: appena cadevamo, ci rialzavamo e siamo sempre andati avanti con coerenza, mai preda di facili entusiasmi. Ecco, la coerenza è stata la nostra bandiera, il nostro tratto distintivo. Non ci siamo mai fatti imporre niente e le decisioni, giuste o sbagliate, le abbiamo sempre prese da soli. A testa alta. Sono stati 60 anni spesi bene», dice ancora Carletti che ha curato insieme alla band il progetto.
«Dopo i Rolling Stones siamo la band più longeva al mondo». Tra le chicche del cofanetto, un provino incompleto inedito con la voce di Daolio dal titolo “E il treno va”, perfezionato e completato a ottobre 2023 in studio da Carletti con due coriste. «C’era solo una strofa, io ho aggiunto il resto per renderla fruibile. E poi ci sono canzoni in spagnolo, mai uscite in Italia, il concerto live al Teatro Smeraldo di Milano nel 1991, rimasterizzato nel 2016 e altre piccole cose che abbiamo voluto condividere con chi ha amato Augusto».
Riprendere in mano il materiale di una vita è stata un'impresa anche in parte dolorosa per Carletti. «Riaprire dei nastri, riascoltarli... è stata dura perché vengono alla mente i giorni e gli anni trascorsi insieme. Siamo partiti quando avevamo 16 anni, siamo diventati adulti insieme, senza mai litigare e senza discutere più di tanto. Il magone c’è stato, ma è normale. E ai giovani auguro di trovare un compagno di viaggio come Daolio, un artista a 360 gradi, per condividere la stessa passione».
Ripercorrere la carriera dei Nomadi, con le sue molteplici sfaccettature – dalla dolce malinconia ai remix coinvolgenti – è anche ripercorrere un pezzo di storia italiana. «Se abbiamo avuto un ruolo, è stato quello di rompere certi tabù, con canzoni come “Dio è morto”, veri e propri cimeli della musica italiana. Cosa lasciamo non lo so, di certo se siamo ancora qui non è perché siamo belli, ma perché siamo stati coerenti con la nostra storia e nessuno può dire il contrario. Difficile anche fissare in una sola immagine 60 anni di storia unica: siamo stati sei ragazzi che dalla provincia sono andati se non alla conquista del mondo, quantomeno alla conquista dei propri sogni».
Anche la Rai ha deciso di omaggiare l’iconico gruppo con il documentario “Nomade che non sono altro”, che sarà trasmesso il 7 gennaio, alle 23.10 su Rai 3 e RaiPlay. L’anno scorso, proprio per i 60 anni dalla fondazione nel 1963 del gruppo, in tanti speravano in una loro presenza al Festival di Sanremo, che non arrivò. E quest’anno? «Non credo proprio», ammette sconsolato Carletti. «Sessant'anni di storia sono tanti, ma non si può avere tutto. Ma io non ho mica fretta, questi sono solo i primi 60».