I 70 anni di un “figlio di papà” che si è fatto strada da solo

4 Gennaio 2021

Attore di cinema, varietà e teatro, showman televisivo con i fiocchi e crooner l’eterno ragazzo consacrato dai «cinepanettoni» calca la scena da mezzo secolo

Settanta candeline da spegnere in una volta sola sono un fardello importante per l’eterno ragazzo dello spettacolo italiano. Domani, 5 gennaio, Christian De Sica festeggia un compleanno importante, specie se si pensa che calca le scene e i set da quasi mezzo secolo. «Ho sempre avuto l’etichetta del figlio di papà e me la porterò nella tomba», dice oggi sorridendo. «Ma posso assicurare che non è così e che mio padre, quando gli annunciai che volevo fare il suo stesso lavoro mi liquidò con un lapidario “Sei pazzo”».
Nato a Roma nel 1951 è il secondo figlio del grande De Sica e di Maria Mercader: i due si sarebbero potuti sposare solo nel '59 in Messico, ma considerati concubini per la legge italiana dovettero aspettare il 1968 per regolarizzare a Parigi le nozze, cui seguì il divorzio dalla prima moglie, Giuditta Rissone. Legatissimo al fratello maggiore, il musicista Manuel, al suo compagno di classe Carlo Verdone e alla sorella Silvia di cui è «fidanzatino» fin dall’adolescenza, nel 1970 Christian si iscrive senza convinzione alla facoltà di lettere, ma preferisce guadagnarsi da vivere lavorando in un albergo in Venezuela dove la sera intrattiene gli ospiti come showman dilettante. Del padre ha presenza fisica, bella voce tenorile, simpatia contagiosa, talento da attore. Del fratello ha la passione per la musica ma, dopo pochi esami e una dimenticabile apparizione a Sanremo, è proprio il padre ad aprirgli le porte del cinema. Appare (senza risultare nel cast) in Una breve vacanza e debutta ufficialmente in Paulina 1880 di Jean-Louis Bertuccelli nel 1972. In contemporanea l’amico difamiglia Roberto Rossellini gli offre una particina nel suo Blaise Pascal per la tv e qui il giovane figlio d’arte si farà strada anche nel varietà con due riuscite apparizioni tra il '74 e il '75. Intanto guardano a lui altri registi come Aldo Lado, Pasquale Festa Campanile, Duccio Tessari, ma sarà il ruolo di Giovannino, nel film omonimo di Paolo Nuzzi, a dargli nel 1976 la prima soddisfazione professionale con un Premio David Speciale. Due anni prima è scomparso il padre Vittorio, lasciandogli in eredità debiti di gioco, un complesso ménage familiare (Emy De Sica, figlia di Giuditta Rissone, ha da poco rivelato a Christian e Manuel la loro parentela), un ingombrante e amato modello artistico.
Testardo, capace di imitare Vittorio nei gesti attoriali, deciso a farsi largo senza aiuti, il giovane De Sica prosegue la sua duplice carriera tra cinema (Bordella di Pupi Avati è la sua migliore performance, Salvatore Samperi il primo che crede davvero in lui) e varietà (dove trova un vero maestro in Antonello Falqui tra Bambole non c’è una lira e Studio '80). Nel 1980 sposa Silvia Verdone dopo un flirt con Isabella Rossellini e l’anno successivo partecipa al terzo successo del cognato Carlo con Borotalco. È il momento di una vera svolta professionale, che diventa successo personale nel 1983 quando Carlo Vanzina diventa re del box office con Sapore di mare e Vacanze di Natale: in entrambi Christian emerge in un coro di futuri beniamini del pubblico da Jerry Calà a Claudio Amendola. Ancora non lo sa, ma con quel remake travestito di Vacanze d'inverno (1959, Camillo Mastrocinque), De Sica inaugura la stagione dei «cinepanettoni» inventati dal produttore Aurelio De Laurentiis e trasformati in uno dei più longevi successi della commedia: al ritmo di uno all’anno, spesso in coppia con Massimo Boldi, il filone resiste da quasi 40 anni e fino al 2010 con la serie Natale a... mantiene saldamente la testa del box office nazionale delle feste. Si farebbe un torto all’attore (ormai consacrato a divo nazionale) confermando il disprezzo critico che ha spesso accompagnato questa serie di farse sul modello dell’antica commedia plautina e della slapstick americana: fin dal modello originale dell’83 c’è un filo diretto con la commedia degli anni ’50 di Steno, Zampa, Mastrocinque e negli anni '90, bravi artigiani come il prediletto Neri Parenti (che firma per queste feste Vacanze su Marte, di nuovo con la coppia Boldi/De Sica), hanno saputo ricreare senza troppe pretese un «teatro dei pupi» in cui si rispecchiano vizi e mode dell’italiano medio. Ma Christian De Sica ha pazientemente costruito una personalità artistica anche molto più sfaccettata: da regista (con 9 titoli tra cui spicca il doppio omaggio al padre ne Il conte Max del 1991 e Sono solo fantasmi del 2019), da attore consumato (Compagni di scuola di Verdone, Il figlio più piccolo di Pupi Avati, Fraülein di Caterina Carone, fino all’ancora inedito Comedians di Gabriele Salvatores), cantante confidenziale (Merry Christian nel 2017), mattatore in teatro (Parlami di me per la regia di Marco Mattolini), showman televisivo (Tale e quale show). Il suo terreno ideale resta l’entertainment e, da adulto, non ha mai avuto timori reverenziali nei confronti del modello paterno, tanto da imitarlo alla perfezione e da dire con allegra ironia: «Credo che mio padre avrebbe apprezzato alcuni dei miei cinepanettoni: parlano di noi con un linguaggio semplice, comprensibile, e fanno ormai parte della storia di questo Paese». Proprio per questa serie ha vinto due David di Donatello che fanno bella mostra nella sua bacheca insieme a quello come miglior regista esordiente per Faccione del 1991. Oggi è un’icona popolare e anche per questo il suo compleanno è speciale nel 2021: in fondo è la festa di un artista che si è fatto da solo, ma anche quella di una generazione di italiani.