I cantanti aquilani conquistano la Cina

Quattro interpreti abruzzesi in scena in due opere verdiane a Guangzhou
L’AQUILA. Sono ben quattro i cantanti lirici provenienti dalla provincia dell’Aquila, che hanno appena ultimato una trasferta in Cina, a Guangzhou, con il Coro del Teatro Regio di Parma, insieme all’Orchestra sinfonica Verdi per la messinscena di due opere “Un ballo in maschera” e “Rigoletto”.
I cantanti sono Guerino Pelaccia e Gianmarco Di Cosimo, baritoni, Alberto Martinelli e Benedetto Agostino, tenori.
Già da molti anni nelle file del coro del Regio di Parma, diretto da Martino Faggiani, gli artisti aquilani sono stati diretti in questa produzione dal maestro di coro Emiliano Esposito. Non solo, a due di loro sono stati affidati anche ruoli cosiddetti da “comprimari” : Martinelli ha interpretato nel “Rigoletto” il cortigiano Borsa, con la veemenza e la cinica crudeltà richiesta dal ruolo, mentre,e sempre nel “Rigoletto” Pelaccia ha interpretato lo sventurato e anziano Monterone, che dopo l’oltraggio del Duca arrecato a sua figlia, la contessa di Ceprano, scaglia contro il Duca e Rigoletto, suo buffone di corte, la “maledizione”, attorno alla quale si sviluppa poi l’evoluzione del dramma.
Pelaccia ha inoltre interpretato in “Un ballo in maschera” il ruolo di Silvano, marinaio e fidato soldato di re Riccardo, con brillante e naturale presenza sul palco, propria di chi calca da anni le tavole dei teatri d’opera.
La grande produzione che ha portato le due opere in Cina, ha visto la collaborazione del Teatro La Fenice di Venezia per l’opera “Un ballo in maschera “e del Teatro Carlo Felice di Genova per “Rigoletto”.
Allestimenti, scenografie, coreografie e regie sono state tutte italiane.
Direttore di “Rigoletto” è stato il maestro Giuseppe Acquaviva, mentre la regia diquest’opera è stata affidata a Luca Ramacciotti. Il direttore dell’opera “Un ballo in maschera” è stato, invece, il maestro Aldo Sisillo mentre la regia era formata da Gianmaria Aliverta.
Il successo delle recite è stato grande, tanti e calorosi applausi, spesso accompagnati da spettatori cinesi che urlavano “Viva l’Italia”, e poi fiori, tanti fiori, essendo Guangzhou la città cinese dei fiori.
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