I dannati dell’Inferno dantesco nel Castello Della Monica

In scena “La città di Dite”: rumori, musica elettronica, voci nel maniero neogotico
TERAMO. Il neogotico Castello Della Monica fa da visionario scenario domani alla conclusione del 29° MaggioFest nel segno di Dante Alighieri.
La storica rassegna organizzata a Teramo dall’associazione culturale Spazio Tre con la direzione artistica di Silvio Araclio si congeda con “La città di Dite”, installazione teatrale ispirata al Sommo Poeta e alla Divina Commedia, precisamente ai canti I, III, V, VIII dell’Inferno. Due gli orari, alle 21 e alle 22. Ingresso gratuito. «All’interno del Castello, “fortezza utopica”, verranno detti i versi del Sommo Poeta. Gli attori condurranno il pubblico in un viaggio ideale fino alla città infernale di Dite, attraverso rumori, musica elettronica, voci e grida nella cornice neogotica, sogno medioevale creato dall’artista Gennaro Della Monica», spiega il regista Araclio.
Interpreti Giacinto Palmarini, Daniele Cavone Felicioni, Silvio Araclio, Mauro Di Girolamo, Vincenzo Macedone. Musiche elettroniche originali di Stefano De Angelis, eseguite dal vivo dall’autore. Regia Araclio. Con la partecipazione di Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo, Andrea Core, assessore alla Cultura, Antonio Filipponi, assessore agli Eventi, Christian Corsi, preside della facoltà di Scienze della comunicazione dell’ateneo teramano.
Per il MaggioFest 2021, imperniato nell’anno dantesco con tre appuntamenti su nove sul 700esimo anniversario della morte dell’Alighieri (avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321), sarà una conclusione sulfurea e onirica attraverso luoghi e dannati della prima Cantica: il canto I con l’inizio del pellegrinaggio ultraterreno di Dante, l’Antinferno con gli ignavi, tra i quali papa Celestino V («vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto», i versi del canto III sull’eremita Pietro da Morrone che rinunciò al papato, sepolto a L’Aquila a Collemaggio), la riva dell’Acheronte, con le anime che attendono di essere traghettate verso l’Inferno, gli amanti Paolo e Francesca, per giungere al canto VIII, con l’arrivo di Dante e Virgilio alle porte di Dite, nel sesto cerchio, città dolente circondata dalla palude dello Stige e guardata da migliaia di diavoli. Per le infernali visioni dantesche Araclio ha scelto il luogo più visionario che esista a Teramo (e forse in Abruzzo), il castello progettato e costruito tra il 1889 e il 1917 dal pittore Gennaro Della Monica (1836-1917), una fabbrica infinita che comprendeva un intero borgo, espressione di quel gusto romantico che a fine Ottocento percorreva l’intera Europa alla ricoperta del Medioevo. L’edificio, di proprietà del Comune, dopo la sistemazione del giardino e dell’illuminazione esterna, attende il restauro.