I Giorni felici di Nicoletta «La mia Winnie ad Atri»

3 Marzo 2018

La Braschi in scena nel classico di Samuel Beckett stasera al Comunale «In questo spettacolo uso le parole per vincere il silenzio e fronteggiare il vuoto»

L’attaccamento alla vita nonostante le condizioni più estreme, l’incomunicabilità, la solitudine e la felicità, nonostante tutto. Sono queste alcune delle tantissime chiavi di lettura di Giorni Felici, di Samuel Beckett, in scena stasera alle 21 al Teatro Comunale di Atri con Nicoletta Braschi e Andrea Renzi che ne cura anche la regia. Nicoletta Braschi è Winnie in scena sepolta fino alla vita in un cumulo di sabbia. Con lei c’è Willie, il marito. Winnie parla senza sosta, in un’alternanza insensata di momenti che sono il cuore della esplorazione beckettiana della vita ai margini della follia. La protagonista è felice di esistere anche quando, nel secondo atto, appare sprofondata fino al collo e la sola voce, oltre alla mimica facciale, le permettono di comunicare. Lo spettacolo è frutto di un lavoro meticoloso del quale Nicoletta Braschi, compagna di vita e di lavoro di Roberto Benigni, parla in questa intervista concessa al Centro.
“Giorni felici” è un capolavoro del teatro dell'assurdo e del teatro in generale. Cosa l’ha spinta a scegliere di interpretare il ruolo di Winnie?
“Giorni felici” è stato un testo oggetto dei miei studi, lo lessi da ragazza e apprezzai molto, non pensavo di metterlo in scena. Qualche anno fa il professor Carlo Ossola me lo suggerì dicendo che mi vedeva perfetta per il ruolo di Winnie. E' stato quindi un atto di fiducia e incoscienza, mi sono lasciata scegliere.
Il testo di Beckett è stato ripreso fedelmente?
Sì. Il lavoro fatto con il regista e con gli altri collaboratori è stato incentrato essenzialmente sull’analisi e la comprensione del testo, studiando le parole, i silenzi, le pause quelle lunghe, quelle corte, per cercare di restituire tutta la forza del testo.
Qual è la difficoltà maggiore quando ci si avvicina a un testo così complesso?
La difficoltà maggiore è proprio stata quella di studiare a fondo il testo, un lavoro microscopico e lunghissimo al quale abbiamo dedicato mesi. Abbiamo affrontato il testo pezzo per pezzo.
Perché sono “felici” i giorni di Beckett? Cos'è la felicità per l'autore e per lei?
Winnie è felice quando riesce a cogliere l’attimo, quando fronteggia il vuoto, il silenzio. Il testo presenta molte contrapposizioni: lei parla il marito ascolta; lei sorride, lui bofonchia; lui si muove lei non può, ma lei ha un irrefrenabile desiderio di vita. Questo desiderio le consente di essere felice. Quanto a Beckett, lui parlava poco del suo lavoro e non si riconosceva mai nelle parole dette sul suo operato, non voglio quindi dire io cosa sia per lui la felicità. Per me, invece, la felicità è vivere appieno il presente. Anche nel mio rapporto con il pubblico, se mi restituisce partecipazione, emozione, io sono felice.
Le parole in questo testo che valore hanno?
Beckett rianima la lingua, si pone il problema di dire che non c’è più nulla da dire ed è proprio questo che va detto. E’ moderno. Winnie usa le parole per vincere il silenzio. Con il pubblico cerco di vivere quei silenzi, che sono momenti di indagine, diversi per ognuno di noi. Winnie è una donna sola, nonostante il marito sia sulla scena.
Che riflessioni può regalare alle donne questo testo?
Winnie è sola e in coppia al contempo, ma nelle sue riflessioni non emerge una solitudine al femminile. Lei più che una donna è un essere umano. Quello che dice non ha genere, riflette sul senso della vita e della morte, considerazioni che appartengono a tutti.
Cosa deve aspettarsi il pubblico da questo spettacolo?
Quello che io mi aspetto è che il pubblico restituisca apprezzamento al lavoro. Se mi dicono che lo spettacolo è piaciuto io sono felice, io sto facendo un servizio al testo.
Con Andrea Renzi che cura anche la regia che rapporto ha?
Lui è moto raffinato, profondo, abbiamo già lavorato insieme in un testo di Pinter, è molto bravo. Siamo artigiani e affiniamo il lavoro sempre. Mi sento fortunata nel lavorare con lui.
Che giudizio dà del teatro di questi anni?
Quando vedo uno spettacolo sorprendente sono contenta, amo leggere i giudizi dei critici teatrali. Io lavoro a testa bassa, mi piace poter fare per il teatro lavori di approfondimento, che richiedono studio e tempo.
Conosce l’Abruzzo?
Si, recentemente sono stata a Vasto. E’ una regione bellissima, non sono mai stata ad Atri e non vedo l’ora di scoprirla.
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