I Premi Flaiano fanno conversare Edith e Donatella

23 Novembre 2021

Riparte da due signore della letteratura la stagione di incontri con gli autori dell’associazione pescarese

PESCARA. Edith e Donatella, lo Strega Giovani 2021 e il Campiello 2017: un dialogo tra 2 signore della letteratura italiana per inaugurare la nuova stagione d’incontri letterari proposta dai Premi internazionali Flaiano e dalla Fondazione Edoardo Tiboni di Pescara.
Edith Bruck e Donatella Di Pietrantonio, autrici entrambe pluripremiate e amate dai lettori, apriranno il calendario di incontri venerdì prossimo, 26 novembre, con una conversazione in diretta on line sulla pagina Facebook dei Premi Flaiano (www.facebook.com/premiflaiano). Le due scrittrici parleranno dell’ultimo libro di Edith Bruck “Il pane perduto”, romanzo autobiografico della testimone della Shoah, pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo, vincitore quest’anno dello Strega Giovani e del Viareggio-Rèpaci. Riparte così la stagione delle presentazioni dei libri dei Premi Flaiano, quest’anno anche in presenza. Dopo la chiacchierata on line tra Bruck e Di Pietrantonio è previsto, infatti, per la seconda data del calendario, un incontro in presenza: venerdì 3 dicembre alle 18 il Mediamuseum di Pescara ospiterà la scrittrice Mariapia Veladiano, vincitrice quest’anno del Premio internazionale Flaiano di narrativa, che presenterà il suo romanzo “Adesso che sei qui” (Guanda) in conversazione con Carmine Parantuono, direttore Rete8. Romanzo memoriale, “Il pane perduto” di Edith Bruck è il racconto della sua vita, la storia della bambina deportata con la famiglia nei campi di sterminio di Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, in cui morirono la madre, il padre, il fratello e altri familiari. Lei sopravvisse con la sorella e iniziò una vita nomade, senza pace: il ritorno in Ungheria, poi Budapest, Israele, dove non riuscì a inserirsi, fino al riconciliarsi con se stessa nella nuova vita in Italia, dove ha lavorato, si è fermata a vivere e si è sposata col poeta e regista Nelo Risi. Il romanzo è la storia «della bambina scalza, una piccola ebrea in uno sperduto villaggio ungherese. Dikte ha tanti fratelli, sei, sono poverissimi; è brava a scuola, ma è emarginata perché la persecuzione hitleriana si sta già facendo pesante e i fascisti ungheresi sono crudeli quanto i nazisti invasori».