I racconti del Novecento di Remo Brindisi

23 Dicembre 2018

In mostra fino al 6 gennaio al Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila le opere del grande pittore di origine abruzzese

L’AQUILA. Annunciazione, Maternità, Pastori, Studio per pastorale, Bivacco in montagna, Cammino dei vincitori, Pungolo contro il mondo, Vincitori e vinti. Un compendio di opere di Remo Brindisi, tra disegni, litografie e dipinti a olio di proprietà del Munda, il Museo nazionale d’Abruzzo, è in mostra fino all’Epifania, nella navata centrale del Palazzo dell’Emiciclo sede del consiglio regionale d’Abruzzo restituito alla sua funzione politica e civica.
L’Aquila ricorda e rende omaggio a un protagonista dell’arte del ‘900 nel centenario della morte, Remo Brindisi, romano di nascita, legatissimo all’Abruzzo per origini della famiglia (di Penne) e all’Aquila, città per la quale scolpì i simulacri per la processione del Venerdì Santo e il pregevole contenitore che custodisce la copia della Bolla di San Pietro Celestino, il papa dell’indulgenza.
La mostra “Remo Brindisi. Racconti del Novecento” è curata da Lucia Arbace e Paola Marulli e si vale della proficua collaborazione tra consiglio regionale e Polo museale dell'Abruzzo, diretto dalla stessa Arbace, che ha messo a disposizione le opere dell'artista appartenenti al Munda diretto da Mauro Congeduti.
Venticinque sono le opere in esposizione, rappresentative di un arco cronologico ampio dagli anni '30 fino allo scadere degli anni '60. Una selezione che racconta come Brindisi abbia vissuto a pieno i cambiamenti storici e politici che hanno sconvolto e rianimato l'Italia, testimoniando con il suo piglio creativo di essere un vero protagonista, consapevole dei drammi ma anche gli entusiasmi che aleggiarono nel suo tempo.
L’opera di Remo Brindisi può ben dirsi poliedrica, figlia di un’arte sperimentale e densa di rimandi alle grandi avanguardie europee. I lavori selezionati mettono in luce una produzione che spazia dall’astrattismo all’espressionismo fino ad arrivare a una concezione più personale sia della figura che della natura. Il corpus di tele e disegni esposti nel giardino d'inverno all'interno dell'Emiciclo, offre al visitatore un racconto di straordinaria forza espressiva, tensioni cromatiche, figure talvolta quasi primitive.
«La bellissima opera Pastori del 1950, selezionata come immagine del manifesto», sottolinea Lucia Arbace, «rappresenta il suo forte legame con l'Abruzzo e con l'autenticità che questa terra sa esprimere. Negli anni '60, periodo di fervore rivoluzionario per l'Italia, i colori si fanno più stridenti sicché si percepisce, quasi si sente, una grande tensione emotiva soprattutto nei contenuti di maggiore attualità legati al sessantotto. Esempio eclatante in tal senso è l'opera del 1967, intitolata Pungolo contro il mondo».
La mostra resterà aperta tutti i giorni dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 20 fino al 6 gennaio. L’organizzazione è dell’associazione D-Munda con attività didattica gratuita nei giorni 29 dicembre 2018, 4, 6 gennaio 2019 alle ore 18. Per prenotarsi: 348 5616363 /340 3265746 .
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