I temi cari al poeta e la Costituzione italiana

L’edizione di quest’anno del festival dannunziano ruotava intorno al centenario della Carta del Carnaro. Per l’occasione, è uscita dai cancelli del Vittoriale per la prima volta dal 1921, la copia...
L’edizione di quest’anno del festival dannunziano ruotava intorno al centenario della Carta del Carnaro. Per l’occasione, è uscita dai cancelli del Vittoriale per la prima volta dal 1921, la copia manoscritta del documento, intorno al quale si è tenuto un interessante e assai seguito incontro che ha portato a Pescara studiosi, appassionati e cronisti come Giampiero Mughini, Maurizio Serra e Pierluigi Vercesi.
Ad attualizzare la carta dannunziana, poi, è stato il cantante e rapper Anastasio, che ha aperto il suo concerto (davanti a un pubblico molto variegato) proprio con il “Rap del Carnaro”, una rilettura ritmata a tempo di musica di quella Carta che, come ha poi ricordato durante il convegno di lunedì il giornalista e storico Paolo Mieli, «ha offerto a tutti gli effetti mille spunti per la stessa Costituzione italiana, ed è ancora oggi più moderna e attuale della stessa Costituzione». «Pensiamo al riconoscimento dei diritti delle donne», ha detto ancora Mieli, «e all’affermazione dell’uguaglianza per tutti i cittadini, di qualunque sesso, religione o credo politico. Oggi, questi per noi sono valori scontati, solo che d’Annunzio lo scrisse nel 1920»
Ad attualizzare la carta dannunziana, poi, è stato il cantante e rapper Anastasio, che ha aperto il suo concerto (davanti a un pubblico molto variegato) proprio con il “Rap del Carnaro”, una rilettura ritmata a tempo di musica di quella Carta che, come ha poi ricordato durante il convegno di lunedì il giornalista e storico Paolo Mieli, «ha offerto a tutti gli effetti mille spunti per la stessa Costituzione italiana, ed è ancora oggi più moderna e attuale della stessa Costituzione». «Pensiamo al riconoscimento dei diritti delle donne», ha detto ancora Mieli, «e all’affermazione dell’uguaglianza per tutti i cittadini, di qualunque sesso, religione o credo politico. Oggi, questi per noi sono valori scontati, solo che d’Annunzio lo scrisse nel 1920»