Il 31° MaggioFest apre con “Cabiria” kolossal sceneggiato da D'Annunzio

11 Maggio 2023

Stasera allo Smeraldo proiezione del capolavoro del cinema muto diretto da Pastrone Le didascalie del Vate lette da Mauro Di Girolamo con introduzione di Leonardo Persia

TERAMO. La pellicola che nel 1914 aprì la strada al cinema come arte totale, Cabiria - Visione storica del III secolo a.C., capolavoro del muto di Giovanni Pastrone con le imaginifiche didascalie di Gabriele D’Annunzio, viene proposto stasera a Teramo in apertura del 31° MaggioFest. Nella sala 2 della multisala Smeraldo sarà proiettata la copia restaurata dalla Cineteca di Torino (ore 21, ingresso libero). Il festival di primavera organizzato dall’associazione culturale Spazio Tre, con la direzione artistica del regista Silvio Araclio, proponendo Cabiria si apre con un omaggio al Vate nel 160° anniversario della nascita. Le sue didascalie saranno lette da Mauro Di Girolamo, attore della compagia teatrale Spazio Tre, mentre a introdurre la visione del primo, più costoso (1 milione e 250mila lire del tempo) e più lungo (tre ore) kolossal del cinema primitivo, non solo italiano, provvederà il critico cinematografico Leonardo Persia, dal 2006 curatore della sezione cinema del MaggioFest.
D’Annunzio ideò anche il nome Cabiria, nata dal fuoco, per la fanciulla protagonista di una vicenda che si svolge durante la seconda guerra punica, con elementi narrativi e ispirazione che Pastrone trasse dai romanzi Cartagine in fiamme di Emilio Salgari e Salammbô di Gustave Flaubert. La bambina Cabiria (Carolina Catena) scampa con la nutrice Croessa all’eruzione dell’Etna ma viene rapita dai pirati cartaginesi e venduta come schiava. Quando sta per essere immolata al dio Moloch, viene salvata dal patrizio romano Fulvio Axilla (Umberto Mozzato) e dal suo liberto, il possente Maciste (Bartolomeo Pagano). Intanto Annibale sta valicando col suo esercito le Alpi e scende verso Roma. Protetta da Sofonisba (Italia Almirante Manzini), figlia del generale cartaginese Asdrubale, Cabiria, ormai cresciuta (Lidia Quaranta), dovrà affrontare altre prove prima di trovare la felicità. Al fianco della diva Manzini il film impose lo scaricatore genovese Pagano e il suo personaggio Maciste, creando un mito che durerà decenni. La pellicola di Pastrone, che ebbe una doppia prima il 18 aprile 1914 al teatro Vittorio Emanuele di Torino e al Lirico di Milano, sfoggiò anche grandi innovazioni tecniche, come il carrello, che permise a Pastrone di muovere la macchina da presa sulla scena, dando dinamismo all’inquadratura. «Opera totale, atta a fondere cinema, teatro, musica, opera lirica, verbo fonosimbolico dannunziano» scrive Persia del film, «fu salutato come clamoroso capolavoro e fece lezione in tutto il mondo. D'Annunzio scrisse le auliche, liriche, visionarie didascalie al servizio della regia consapevole e colta di Pastrone, che girò a Torino, sulla riviera adriatica, in Sicilia e in Algeria, con un senso impressionante dell'inquadratura, dello spazio e dello spettacolo. A Teramo verrà proiettata la versione restaurata, nella splendente velocità originale a sedici fotogrammi al secondo, le immagini di abbagliante luminosità e la musica originale di Ildebrando Pizzetti, eseguita all'epoca dal vivo».