«Il cibo abruzzese incontra i nostri emigranti, ed è festa»

21 Gennaio 2017

Marrangoni, da Borgo Spoltino di Mosciano al Sudamerica Lo chef promuove prodotti e territorio e riporta turisti

MOSCIANO SANT'ANGELO. Pancotto con le verdure di campagna, pallotte di ricotta e agnello cacio e ovo. Ma anche canzoni tradizionali, abruzzesi e non, suonate tra i tavoli con la fisarmonica, stile posteggia partenopea. Un po’ one-man-show, sempre di più ambasciatore dell'Italian lifestyle, Gabriele Marrangoni (ex informatico, passione per la musica agìta e per la cucina) ha preso per la gola e per il sentimento la moltitudine di connazionali che lo scorso autunno hanno approfittato della quinta edizione della Cucina regionale italiana, a San Paolo del Brasile, e prima Settimana della cucina italiana nel mondo, a Buenos Aires, per riassaporare o scoprire profumi e sapori del lontano paese d'origine.

Un trionfo personale per lo chef teramano, rientrato dalla terza missione in America Latina carico di nuovi propositi tesi a rafforzare il legame con gli immigrati di origine italiana e in particolare abruzzesi. Convinto «che il nostro territorio potrebbe vivere di solo turismo», lo chef e patròn di Borgo Spoltino, ha perfezionato nuovi tour engastronomici alla scoperta di rocche e castelli, vigneti e frantoi che rendono unico l'Abruzzo. Si riparte a maggio dall'antico borgo di Mosciano, Borgo Spoltino, che allo chef ha dato i natali e oggi lo vede alla guida dell'omonimo country resort. Avanti fino a novembre, in gruppetti da 15. E le prenotazioni continuano a fioccare.

Chef Marrangoni ha iniziato la promozione dell’Abruzzo e de i suoi prodotti all’estero in sordina, ma nemmeno tanto visto l'eco avuta sui media di lingua spagnola e portoghese, come ambasciatore dell'olio extravergine d'oliva abruzzese nei seminari organizzati dal dipartimento scienza dell'alimentazione dell'Università di Teramo con Slow Food Italia e Slow Food Brasile, Stato di Santa Catarina. Ora rappresenta un punto di riferimento in Abruzzo per organi deputati alla promozione turistica come Ita Brasile, ex Istituto per il commercio estero, e l'Enit.

Il suo progetto cresce di anno in anno, soddisfatto?

Non è solo business, anche perché non sono remunerato da Enit e Ice. Per me è un modo di ricambiare le emozioni che tanti immigrati di origine italiana, molti dei quali mai stati in Italia, mi hanno regalato. E credo sia stato altrettanto per loro. In quelle settimane promosse da Ita e Enit abbiamo spalancato loro un mondo. C'è tanta voglia di vedere dal vero i luoghi dove tanti sapori “di casa” hanno origine e conoscere la bellezza dei nostri centri, luogo dei padri per molti di loro».

Non solo occhiali da sole e macchinetta fotografica ma anche turismo esperienziale, emozionale.

Si, in tre anni fino al 2016 abbiamo avuto ospiti in Abruzzo oltre 150 tra turisti, appassionati e studenti della facoltà di enogastronomia da Santa Catarina e Paranà. Per quest'anno sono già un centinaio i turisti attesi in riva all'Adriatico. Andranno a visitare aziende produttrici di olio, vino, salumi, formaggi, pasta. Andranno a cercare tartufi, impareranno a fare la pasta a mano e i dolci tipici. Visiteranno i centri di Castelli, Rocca Calascio, Campo Imperatore, Civitella del Tronto, Roccascalegna, la Costa dei Trabocchi. Questo genere di turisti è interessato a tutto quanto è made in Italy, quello più rinomato all'estero, calzature, pelletteria, abbigliamento. Li vediamo ripartire stracarichi di acquisti, oltre che di salumi e formaggi. Una piccola ma importante boccata d'ossigeno per le nostre aziende. E il passaparola funziona.

Con questa formula si punta a nuovi Paesi o si insiste sull'area latino americana?

Stiamo cercando di esportare il format in Nord Europa, Svezia e Danimarca. Lì la capacità di acquisto è alta e potremmo iniziare con i tour in aprile e terminare a novembre, mesi per loro favorevoli grazie alla mitezza del nostro clima. Questo ci permetterebbe di allungare le nostre stagioni turistiche e non limitarle ai soli mesi estivi.

Tutto ruota intorno al cibo, che è convivialità ma anche cultura, memoria, identità. Occhio alle imitazioni però.

Proprio così. Il cibo è un sistema di comunicazione straordinario, la tavola unisce. Queste iniziative devono servire a educare, diffondere all'estero una giusta cultura del cibo italiano. In Argentina, dove gli italiani di origine sono la maggioranza, ho visto profanare piatti simbolo della cucina italiana, linguine con le vongole soffocate da pseudo parmigiano! Il nostro stare a tavola è un rito e va rispettato. Ritrovare l'usanza della tavola della domenica, oltre a servire come strumento di aggregazione, deve servire anche a questo: educare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA