“Il cinema di Jane Campion” della docente pescarese Trivelli

10 Maggio 2017

PESCARA. L’immaginario femminile ribelle e autenticamente “altro” della cineasta neozelandese Jane Campion al centro del volume “Il cinema di Jane Campion. Dai cortometraggi a Top of the Lake” di...

PESCARA. L’immaginario femminile ribelle e autenticamente “altro” della cineasta neozelandese Jane Campion al centro del volume “Il cinema di Jane Campion. Dai cortometraggi a Top of the Lake” di Anita Trivelli, edito da Fondazione Ente dello Spettacolo. 350 pagine in cui la studiosa pescarese, docente di Storia e critica del cinema all’ateneo d’Annunzio di Chieti-Pescara, ripercorre minuziosamente le tappe della formazione culturale della regista.
Lo studio ne prende in analisi l’intera filmografia ricostruendo l’avventura cinematografica dell’autrice di “Lezioni di piano” (Palma d'Oro a Cannes nel 1993, prima regista donna a ottenerla; il film vinse anche l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale). Dal background formativo (gli studi di antropologia, belle arti e cinema) alle molteplici influenze formali e culturali rintracciabili nelle sue opere, letteratura, arti visive, fotografia, musica, fino al cinema. «La mia analisi è la risultante da un molteplice incrocio», racconta Anita Trivelli, «tra film studies, gender studies, competenze di carattere pittorico e antropologico. Che in pratica rappresentano il filtro usato dalla regista per raccontare il mondo». Il cinema della Campion privilegia le figure femminili, mai autistiche nè autoreferenziali, piuttosto elementi ribelli, come in “Holy Smoke”, girato nel 1999. «Il pregio di Jane Campion», considera Trivelli, «è di essere anti-ideologica, capace di andare oltre le etichette femministe, pur avendo piena consapevolezza che questo mondo non è a misura di donna». «Il suo cinema è una costante messa in discussione dei cliché più consolidati, nel nucleo familiare, nel rapporto di coppia, nelle relazioni sociali. In “Lezioni di piano” c’è un capovolgimento dello sguardo maschile verso la donna, il desiderio femminile emerge in tutta la sua origininalità e potenza, rimettendo in discussione i valori». È il pregio del cinema anticonformista e sofisticato di Jane Campion, conclude la studiosa. «Un cinema profondo che ha la qualità di contrapporsi alle semplificazioni dominanti e prepotenti, rispondendo con la complessità della vita. Le sue donne sono sempre in movimento, in viaggio fisico e interiore, scardinando confini e barriere. Un cinema esemplare, di stretta attualità esistenziale». Anita Trivelli ha scritto “L’altra metà dello sguardo” (Bulzoni, Roma 1998) e "Sulle tracce di Maya Deren. Il cinema come progetto e avventura” (Lindau, Torino 2003). “Top of the lake 2” è atteso a Cannes.
Jolanda Ferrara