Il Di Venanzo alla memoria a Bailey, re degli Oscar

Illuminò 70 film e del maestro della luce teramano disse: «Uno dei più grandi». Esposimetro d’oro alla carriera a Berta
TERAMO. «Gianni Di Venanzo è stato uno dei più grandi autori della fotografia cinematografica. Se non fosse morto così giovane oggi sarebbe allo stesso livello di fama e riconoscimento di Storaro, Rotunno, Tovoli». Così si espresse sul maestro teramano della luce (1920-1966) il direttore della fotografia e regista John Bailey quando cinque anni fa venne a Teramo a ritirare l’Esposimetro d’oro alla carriera, assegnatogli dal 24° Premio internazionale della fotografia cinematografica Gianni Di Venanzo. In quell’occasione il cineasta statunitense rilasciò una lunga intervista al Centro. Bailey, che per due anni ha presieduto l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’istituzione che conferisce i Premi Oscar, è morto il 10 novembre di un anno fa a Los Angeles a 81 anni e ora la manifestazione organizzata nel capoluogo aprutino dall'associazione culturale Teramo Nostra lo ricorda con l’Esposimetro alla memoria, da consegnare ai familiari nella cerimonia di premiazione di sabato 12 ottobre (sala polifunzionale “Cristina da Pizzano” della Provincia). Allievo di un altro importante direttore della fotografia, Nestor Almendros, John Bailey conosceva bene il cinema italiano. Ha illuminato oltre 70 film e ne ha diretti 4. È stato direttore della fotografia per registi significativi come Kasdan (Il grande freddo, Silverado, Turista per caso) e Schrader (Cat People, American Gigolo, Mishima, che gli fruttò un premio a Cannes). A metà anni Ottanta visitò L’Aquila e la Lanterna Magica con Almendros, che lì insegnava, e il direttore dell'istituto cinematografico, Gabriele Lucci. «Andammo a Santo Stefano di Sessanio, non c’era nemmeno l’elettricità. In Abruzzo la pietra, i castelli, riflettono secoli di storia e di opera dell’uomo», raccontò Bailey al Centro nel 2019. Nel corso di quell’edizione del Premio Di Venanzo il cineasta nato nel Missouri incontrò inoltre studenti e appassionati. «Il direttore della fotografia è il custode del film, della sua storia, e insieme al montatore è quello che realizza l’anima del film» disse Bailey, che da Los Angeles aveva accettato di slancio l’invito teramano perché, spiegò, «si tratta di un festival dedicato esclusivamente ai direttori della fotografia cinematografica, e poi perché questa è la città natale di Gianni Di Venanzo e questa cosa mi procura un’emozione particolare. Ho visto “Salvatore Giuliano” di Rosi, con la fotografia di Di Venanzo, da ragazzo e ne sono rimasto impressionato».
Oltre a Bailey, la giuria del 29° Premio Di Venanzo, presieduta dal critico e saggista Stefano Masi, ha individuato per l’Esposimetro alla carriera il direttore della fotografia svizzero Renato Berta (Bellinzona, 1945), premiato col César in Francia per le luci del bellissimo "Au revoir les enfants" (1987) di Louis Malle, poi al fianco negli anni Novanta di maestri come il portoghese Manoel de Oliveira e l’israeliano Amos Gitai; negli anni Duemila ha dato la sua impronta luministica a film italiani, tra cui il risorgimentale “Noi credevamo” (2010) di Mario Martone, che gli valse il David di Donatello per la migliore fotografia. Il programma del festival e i nomi di tutti i premiati saranno ufficializzati venerdì dal presidente di Teramo Nostra, Piero Chiarini, e dal direttore artistico Sandro Melarangelo.