Il ferro e gli oggetti quotidiani di Uncini e Cornaro in mostra a Vistamare

2 Marzo 2015

Da sabato a Pescara le opere del grande scultore di Fabriano scomparso e le invenzioni pop dell’artista francese che ha esposto alla Tate Modern

PESCARA. La bellezza della scultura e della sua ombra. Una riflessione stimolata dallo spettacolare percorso visivo proposto dalla galleria Vistamare di Benedetta Spalletti a Pescara, ancora e sempre luogo di dialogo fra esperienze creative solo apparentemente distanti per ragioni di ordine generazionale, in realtà motivo di nuova indagine sulla relazione tra spazio e oggetto.

E' il caso della mostra di Giuseppe Uncini (Fabriano 1929 –Trevi 2008) a cura di Bruno Corà e dell'Archivio Uncini, e Isabelle Cornaro (Francia, 1974) che si inaugura sabato prossimo, 7 marzo, alle 18 nelle sale dello storico palazzetto in Largo dei Frentani, sede della galleria pescarese.

Un nuovo appuntamento che prosegue la tradizione, avviata da alcuni anni, di curare mostre che vedono affiancate figure importanti di artisti storicizzati a rappresentanti più giovani del panorama internazionale. Una mostra di impianto museale, conferma Benedetta Spalletti, in quanto riepiloga l'excursus di un artista mai omologato, indipendente e rivoluzionario qual è stato Uncini in quasi sessant'anni di carriera, dal 1954 al 2007, all'insegna di cemento, ferro e calcestruzzo, materiali poveri e innovativi di rimando alla scarsità, soprattutto agli esordi, di tele e pennelli.

Dell’artista saranno esposte a Pescara una ventina di sculture in cemento, ferro, mattoni e legno laminato, lavori (provenienti dall'Archivio stesso dell'artista e da autorevoli collezioni e fondazioni) che datano dai primissimi anni '60 fino ai 2000 e corrispondono alle sue serie più importanti: Cementi, Ferrocementi, Ombre, Dimore, Architetture. Alcune di grandi dimensioni come è il caso di “Finestra con ombra” (1968). Le opere saranno accompagnate da una decina di bellissimi acquerelli su carta realizzati dall'artista agli inizi degli anni Ottanta.

In corrispondenza, otto lavori della Cornaro, tre sculture nere ("God box", 2013, scultura cubica in acciaio, gesso, gomma), due film-video e tre tavole di velluto.

L'accostamento tra i due mondi invita alla ricerca di un sottile ma significativo trait d’union. L’utilizzo comune - spiegano in galleria - del mezzo scultoreo così come l’importanza riferita alle relative zone d’ombra, che in alcuni dei lavori esposti diviene protagonista, oggetto a sè stante del prodotto artistico.

Originario di Fabriano, Giuseppe Uncini è stato attivo a Roma insieme a Lo Savio, Schifano, Festa, Angeli, successivamente con il Gruppo Uno, e ha rivestito un ruolo di primissimo ordine nel rinnovamento delle nozioni plastiche in Italia e in Europa a partire dalla pionieristica fase dei Cementarmati realizzati alla fine degli anni Cinquanta e i successivi cicli Struttureambiente, Dimore e Ombre, fino agli ultimi progetti e disegni per le Colline artificiali.

Con la creazione di una struttura che si rendeva capace di esibire la propria entità linguistica autorappresentativa, compiva insieme a pochi artisti come Enrico Castellani, Piero Manzoni, Francesco Lo Savio, Agostino Bonalumi e in seguito Nicola Carrino, una vera e propria svolta nella dimensione tradizionale pittorico-plastica italiana ed europea contribuendo ad affermare un'arte dal valore semiotico-costruttivo di diversa concezione rispetto al successivo sviluppo del movimento minimalista americano.

La prima importante personale di Uncini è del 1961 alla galleria l’Attico di Roma. Segue la partecipazione a diverse Biennali (nel 1984 è presente a Venezia con una sala personale) e Quadriennali. Nel 1999 espone al Ps1 di New York in Minimalia. Nel 2001 un’importante retrospettiva sul lavoro di Uncini si tiene alla Stadtische Kunsthalle di Mannheim. Nel settembre 2002 sono allestite due importanti personali a Milano, da Christian Stein e da Giò Marconi. Nel 2008 in occasione della Fiera di Bologna viene presentato al pubblico il Catalogo ragionato dell’opera di Giuseppe Uncini, a cura di Bruno Corà.

Isabelle Cornaro vive e lavora a Parigi. Forte di una formazione in storia dell’arte, specializzata nel Cinquecento e nel Seicento, Cornaro dà vita a un linguaggio visivo fortemente influenzato dai richiami del passato, nella scelta delle forme e delle composizioni, con chiari riferimenti al periodo del barocco, così come del classicismo, senza disdegnare, in particolar modo nella produzione filmica, le avant-guarde moderniste.

«Attraverso un dispiegato utilizzo dei mezzi, cinema e scultura, disegno e pittura», si legge nelle note di presentazione della mostra pescarese, «l’artista francese rivaluta oggetti di uso comune inserendoli in un nuovo contesto, finendo così per regalare all’osservatore esterno un senso di disorientamento estetico».

Molte delle sue sculture riflettono uno schema compositivo di gusto classico, attraverso uno studio preciso della prospettiva e soprattutto del contrastato effetto luce-ombra, fondamentale per la percezione di questi lavori.

Tra le sue recenti mostre personali si ricordano: Le Magasin, 2012, Frac (Fondo regionale per larte contemporanea) Aquitania, Francia (2012); e Le Collège des Bernardins, Parigi (2011). Cornaro, inoltre, ha partecipato a mostre collettive come Intense Proximité / y, Paris Triennale, Palais de Tokyo (2012), Biennale di Sharjah, Emirati Arabi Uniti (2011) e alla Tate Modern, Londra (2010).

Le opere esposte da Vistamare, dalle grandi sculture lignee ricche di oggetti come God Box No. 2, del 2013, e le Orgon Door, 2014, i film-video e le ampie tavole in velluto testimoniano la sua grande versatilità tecnica e l’originale percorso creativo e stilistico.

La mostra potrà essere visitata dal 10 marzo al 16 maggio. L’ingresso è libero. Per ulteriori informazioni: 085 694570.

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