Il formaggio fritto figlio della transumanza: una golosità da offrire

14 Settembre 2017

La proposta del cuoco Luigi Giacomelli di “Il Piacere del cibo”  ristorante dedicato ai prodotti del pascolo sulla montagna abruzzese

ALBA ADRIATICA. Quella del formaggio fritto è tradizione gastronomica teramana per eccellenza e figlia della cultura agro-pastorale abruzzese. Cibo che nasce come piatto d'emergenza, per offrire subito qualcosa di buono all'ospite improvviso, in attesa di pietanze più elaborate. Ma che bontà! Il formaggio fritto è una golosità per adulti e bambini, tanto da essere diffuso non solo nelle trattorie tipiche di campagna. Anche i locali lungo la costa confidano sul richiamo del cacio fritto abruzzese e degli arrosticini di carne di pecora. Con la mission di rinverdire la memoria della transumanza e la storia – anche alimentare – delle genti d'Abruzzo. E – nobile proposito – erudire il palato dei moderni estimatori di carne e formaggi, nasce ad Alba Adriatica “Il Piacere del cibo”. Un progetto di ristorazione dedicato ai prodotti del pascolo sulla montagna abruzzese, aquilana e teramana. Carne di pecora sopravissana (razza del centro sud, quindi anche abruzzese), ricotte, pecorini d'Abruzzo a latte crudo, piatti di territorio con decisa virata sul Teramano, area di appartenenza del direttore, Raffaele Grilli, e del cuoco, Luigi Giacomelli, esecutore della ricetta di oggi per Cotto & Crudo. Quindi: formaggio fritto (pecorino a latte crudo), olive ascolane versione teramana (carne cruda, di pecora) e patate fritte fatte a mano, rarità da piccoli e a volte introvabili casari, arrosticini artigianali, spezzatino in umido di pecora, chitarra in salsa di pomodoro a pera di coltivazione locale (e privata), timballo di screppelle. Alternativa veggie, zuppe di farro “livesa rossa” del centro Appennino, e di lenticchie aquilane, pane di Prata e olio evo petruziano.
I dolci, crema antica (la tradizionale crema pasticcera di uova fresche, latte, zucchero e farina) e crostate di grano solina con ricotta di pecora. Si mangia e si impara, insomma. Si fa cultura del territorio e della gastronomia tipica abruzzese tanta la ricerca, la selezione del prodotto, l'attenzione alla qualità della filiera e alle modalità di preparazione dei piatti.
«Facciamo conoscere il Gran Sasso, famoso perché vi imprigionarono Mussolini più che per la montagna e le sue risorse», osserva Grilli, già attivissimo fiduciario Slow Food in Val Vibrata, oggi impegnato nella ristorazione a pieno titolo con l'aiuto in cucina di Luigi Giacomelli, navigato cuoco di mare e di terra “a km zero”. «Valorizziamo i prodotti che esprimono il meglio dell'Abruzzo», dicono. «La transumanza è un'eredità che ci appartiene. Mangiare questi prodotti, di qualità autentica e inimitabile, può essere la salvezza dei pastori rimasti».