Il formaggio fritto figlio della transumanza: una golosità da offrire

La proposta del cuoco Luigi Giacomelli di “Il Piacere del cibo” ristorante dedicato ai prodotti del pascolo sulla montagna abruzzese
ALBA ADRIATICA. Quella del formaggio fritto è tradizione gastronomica teramana per eccellenza e figlia della cultura agro-pastorale abruzzese. Cibo che nasce come piatto d'emergenza, per offrire subito qualcosa di buono all'ospite improvviso, in attesa di pietanze più elaborate. Ma che bontà! Il formaggio fritto è una golosità per adulti e bambini, tanto da essere diffuso non solo nelle trattorie tipiche di campagna. Anche i locali lungo la costa confidano sul richiamo del cacio fritto abruzzese e degli arrosticini di carne di pecora. Con la mission di rinverdire la memoria della transumanza e la storia – anche alimentare – delle genti d'Abruzzo. E – nobile proposito – erudire il palato dei moderni estimatori di carne e formaggi, nasce ad Alba Adriatica “Il Piacere del cibo”. Un progetto di ristorazione dedicato ai prodotti del pascolo sulla montagna abruzzese, aquilana e teramana. Carne di pecora sopravissana (razza del centro sud, quindi anche abruzzese), ricotte, pecorini d'Abruzzo a latte crudo, piatti di territorio con decisa virata sul Teramano, area di appartenenza del direttore, Raffaele Grilli, e del cuoco, Luigi Giacomelli, esecutore della ricetta di oggi per Cotto & Crudo. Quindi: formaggio fritto (pecorino a latte crudo), olive ascolane versione teramana (carne cruda, di pecora) e patate fritte fatte a mano, rarità da piccoli e a volte introvabili casari, arrosticini artigianali, spezzatino in umido di pecora, chitarra in salsa di pomodoro a pera di coltivazione locale (e privata), timballo di screppelle. Alternativa veggie, zuppe di farro “livesa rossa” del centro Appennino, e di lenticchie aquilane, pane di Prata e olio evo petruziano.
I dolci, crema antica (la tradizionale crema pasticcera di uova fresche, latte, zucchero e farina) e crostate di grano solina con ricotta di pecora. Si mangia e si impara, insomma. Si fa cultura del territorio e della gastronomia tipica abruzzese tanta la ricerca, la selezione del prodotto, l'attenzione alla qualità della filiera e alle modalità di preparazione dei piatti.
«Facciamo conoscere il Gran Sasso, famoso perché vi imprigionarono Mussolini più che per la montagna e le sue risorse», osserva Grilli, già attivissimo fiduciario Slow Food in Val Vibrata, oggi impegnato nella ristorazione a pieno titolo con l'aiuto in cucina di Luigi Giacomelli, navigato cuoco di mare e di terra “a km zero”. «Valorizziamo i prodotti che esprimono il meglio dell'Abruzzo», dicono. «La transumanza è un'eredità che ci appartiene. Mangiare questi prodotti, di qualità autentica e inimitabile, può essere la salvezza dei pastori rimasti».