Il manuale per le donne che smaschera l’idiozia dell’amante traditore

7 Giugno 2015

In anteprima stralci di “Non avremmo mai dovuto”, quello che gli uomini sposati dicono alle amanti, dell’abruzzese Falconi e della veronese Bonafini

Divertente, sincero, ironico fino a rasentare la sfacciataggine, uscirà il libreria il 24 giugno “Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti”, di Francesca Bonafini e Caterina Falconi, edito da ad est dell’equatore: non il solito manuale al femminile per riprendersi dopo una cocente delusione d’amore, ma una attenta disamina del comportamento maschile di fronte ai turbamenti del cuore e ai sobbalzi ormonali che l’adulterio comporta. «Quando un marito fedifrago si rivolge all'amante, attinge più o meno inconsapevolmente a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell'inconscio collettivo adulterino», spiegano le autrici. «È come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili ad affascinare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all'infinito la bigamia. Le amanti ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell'esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori.

Tali formule corrispondono a enunciati standard che accompagnano ogni fase della relazione: dalle sperticate dichiarazioni d'amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i moniti, i ripensamenti, le preoccupazioni, le gelosie, le giustificazioni, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le descrizioni opportunistiche della legittima consorte, le esaltazioni del polimorfo sesso extraconiugale e, infine, i finti abbandoni e le nuove epifanie». Bonafini e Falconi forniscono uno strumento di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto.

Il libro è strutturato in sezioni tematiche, ognuna corredata di una piccola introduzione esplicativa, alla quale seguono le frasi tipiche del maschio adultero inerenti a quella sezione. Ogni frase del fedifrago è fornita di un cappello introduttivo e/o di una piccola storia, in cui il lettore potrà identificarsi, ma con leggerezza: prediletto il registro comico con qualche punta di inevitabile malinconia.

Pubblichiamo in anteprima uno stralcio del capitolo

“Io non ti farò mai soffrire

(Anche nella versione arricchita dalla suggestiva locuzione: "Piuttosto che farti soffrire mi butterei sotto a un camion").

In un borgo della montagna abruzzese viveva un carrozziere che si dilettava a scrivere poesie. Un giorno d'estate si presentò in officina una ragazza forestiera che era in vacanza sulla Maiella e aveva avuto un piccolo incidente con la macchina, un rincoglionito non si era fermato allo stop e le aveva ammaccato il paraurti.

Al carrozziere bastò guardarle la bocca carnosa per incapricciarsene, e non appena abbassata la serranda corse a casa a scrivere versi. «C' sctì fa'?», gli chiese la moglie mentre friggeva le barbabietole. «Non lo vedi che sto scrivendo? Lasciami in pace».

«Ancora quelle brutte poesie?». «Tu non capisci niente, tu non mi hai mai capito! Io sono costretto qui dai casi avversi della vita, ma se fossi nato altrove, e avessi avuto altre frequentazioni, sarei un grande poeta riconosciuto in tutto il mondo».

La moglie rise la sua grassa risata che conteneva anche qualche rutto, e il poeta come sempre s'offese a morte. Restò immusonito per tre giorni, piangendo la sorte amara che lo costringeva a riparare i rivestimenti esterni delle automobili nella carrozzeria che era stata di proprietà del padre della consorte, ormai defunto».

Lo sfortunato poeta ritrovò il sorriso quando la forestiera passò a ritirare la macchina. «Non so come ringraziarla», gli disse lei. «È stato così gentile da parte sua ripararmi l'auto tempestivamente! Domani torno ad Ancona, la vacanza è finita e da lunedì si ricomincia a lavorare». «Si figuri signorina, è stato un piacere. Se non è molestia, un modo per ringraziarmi ci sarebbe. Dato che domani è già in partenza, vorrei mostrarle un posto panoramico da cui si domina tutta la vallata, un luogo meraviglioso noto solo ai temperamenti romantici come il mio. Sa, io appena posso mi ritiro lassù in solitudine a scrivere i miei versi». «Lei scrive poesie?». «Non so se definirle poesie, non oso tanto. Sono versi, li scrivo fin da quando ero bambino. Avrei voluto nascere altrove per poter coltivare questa mia passione, ma la vita è assurda e crudele. Qui in paese non mi hanno mai capito. Ah, fossi nato a Parigi! Là sì che sarei stato felice e avrei fatto vita di bohème!». Poi prese la mano della forestiera e attaccò a cantare con un bel timbro tenorile, sebbene stonando, che gelida manina, se la lasci riscaldar...

A questo accenno operistico, la giovane sorrise. Il carrozziere era galante, e aveva un fascino misterioso, o almeno questo è ciò che lui, con un certo savoir faire, le faceva intendere. E poi era un bell'uomo, alto e robusto, e aveva occhi castani come i boschi d'Abruzzo, che tanto l'avevano affascinata. Risero insieme, poi il carrozziere continuò il racconto con un tono tra il dolente e il rassegnato. «Da ragazzino ho dovuto mettere da parte i sogni e imparare un mestiere. Ho cominciato a lavorare in questa carrozzeria, di cui tre anni fa sono diventato proprietario. Be', non è del tutto mia, in parte è di mia moglie, e della piccola Irene». Al che sospirò con amarezza, come per farle intendere una profonda infelicità coniugale. E anche, in modo subdolo, per mettere in chiaro a priori il suo stato civile, la paternità e la condizione economica, legata a doppio filo a quella della consorte (si tratta di una tecnica ben nota agli adulteri impenitenti). La ragazza, che era una credulona, si intenerì. Accettò l'invito, e i due partirono in macchina per raggiungere il luogo da lui decantato, che si rivelò essere niente di che, ma alla forestiera piacque molto, forse perché era il carrozziere a piacerle. Quell'uomo le metteva addosso un'inquietudine dolce, il che la preoccupava non poco. Lui era ammogliato, e questo la induceva a pensare che bisognava stargli alla larga, una sua amica aveva avuto una lunga storia con uno sposato e ne era uscita mezza matta. Ricordatelo sempre, le diceva la sua amica. Non credere mai mai mai, e ti ripeto mai, alle parole degli uomini sposati. Mentono. Qualsiasi cosa fuoriesca da quelle bocche schifose, si tratta di menzogna. Ricordatelo sempre. E la forestiera se lo ricordava. ...

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