Il meccanico e la cassiera che hanno scelto il vino

Carmine e Mirella erano stufi della solita vita e con i tre figli mollarono tutto A San Pellegrino di Penne hanno creato un’azienda di 15 ettari tra vigne e olivi
di Giorgio D’Orazio
PENNE
Un vino senza amici è poco più di niente, scriveva Mario Soldati in quel capolavoro di cultura enoica che è “Vino al vino”. Carmine De Melis questa frase ce l'ha scritta dentro. Ce la hanno scritta dentro anche sua moglie Mirella e i suoi figli, Stefano, Valeria e Arianna, e sanno raccontarla tutti insieme ad ogni visitatore della loro piccola cantina, al pianterreno di un antico casolare nella campagna di San Pellegrino di Penne.
Una realtà, quella della Tenuta De Melis, che sa di focolare e dei sapori buoni di una volta, gli stessi che questi vignaioli provano a far rivivere nei loro vini, «sinceri e autentici» come dicono. Perché prima del vino è quella civiltà rurale che si respira nella loro casa a dar sapore. La loro azienda è nata nel 1999, l'anno in cui Carmine, meccanico titolare di un'officina, e Mirella, cassiera in un centro commerciale, scelgono di abbandonare la vita che conducono per tornare alla vita di campagna, all'agricoltura, a quel lavoro col quale hanno visto i propri genitori trascorrere l'esistenza. «Dal 1970 possedevo un terreno vitato a Rosciano e lo abbiamo ancora», ricorda Carmine, «poi ho deciso con mia moglie di cambiar vita e dedicarmi alla terra, una decisione che condividiamo quotidianamente con i nostri figli».
I figli, dal loro, hanno scelto di proseguire ben volentieri la strada dei genitori. Non è una questione di opportunità o comodità, spiegano, è una propensione naturale. E la naturale espressione di questo progetto di vita corre ogni momento per i 15 ettari complessivi dell'azienda, tra vigne e olivi, tra il trattore guidato da mamma Mirella e i cavalli montati dalle sue figlie. «All'inizio vendevamo solo uva, poi la vinificazione ha iniziato ad occupare uno spazio importante nella nostra attività», spiega Carmine.
«Questa azienda è condotta interamente dalle figure della famiglia, ognuno con delle mansioni specifiche, anche se siamo tutti intercambiabili». Stefano, in linea con la sua formazione, si occupa della produzione, mentre Valeria dei rapporti commerciali e della promozione, e forse Arianna studierà Lingue». Secondo la famiglia De Melis, nella scala sociale il lavoro agricolo è sempre stato considerato un lavoro di serie b, addirittura un ripiego per chi non riusciva in altro.
Ma non sono più i tempi delle braccia sottratte all'agricoltura, anzi, questo settore in Abruzzo si sta giocando un'occasione importante per imporsi come voce alta e produttiva della nuova economia regionale. «La conduzione agricola oggi richiede più di una competenza, in varie discipline», osserva Carmine, «ed è proprio per questo che quando mia moglie ed io abbiamo scelto di lasciare tutto per un ritorno alla terra, abbiamo creduto di dare un futuro possibile e salutare ai nostri figli».
Anche se il lavoro di campagna per un ventenne o trentenne nel 2016 non è facile, per alcuni può diventare una missione. «La nostra generazione conosce l'informatica e parla le lingue», considera Stefano «può dare e può avere da questo settore. Ma deve tenere a mente che la guerra non è finita, mi riferisco a quella guerra, iniziata un po' di tempo fa, che sta cercando di riportare le risorse umane in campagna, dopo lo spopolamento all'epoca dei miei genitori ma anche prima». «Quello che si guadagna prima di tutto, vivendo in un contesto agricolo», interviene Valeria, «è la capacità di conservare i valori della civiltà contadina che noi crediamo siano alla base dell'uomo e che spesso la quotidianità della società contemporanea tende a scartare».
I De Melis sono un nucleo familiare unitissimo nel segno della campagna, dai 19 ai 50 anni di età rappresentano un microcosmo autosufficiente che crede nel successo dell'Abruzzo rurale. E crede nei propri vini, che nascono da processi agricoli ed enologici rispettosi della natura, rispecchiando annata e territorialità. C'è una linea base, Favilla, con Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo d'Abruzzo, stessi vini che si propongono con la linea alta, Dotis, che dà il meglio nel rosso di vecchia annata. E poi c'è Montepulciano invecchiato in barrique, l'Altum, anche se la chicca aziendale è il Vino Cotto, prodotto secondo i consigli del professor Leonardo Seghetti, cui si aggiunge il Mosto Cotto per condire “in abruzzese” formaggi, insalate e bolliti di carne. In attesa dell'uscita per il 2017 di un Moscato in purezza, i De Melis stanno impiantando un vigneto di Pecorino. «La sfida quotidiana è crescere», commenta Mirella, «pianificando a tavola, tutti insieme, ogni strategia». Il primo impegno è quello di raccontare agli altri, con pazienza, l'anima dei nostri vini e del nostro territorio», conclude Valeria, «anche se la strada è ancora lunga, perché ciò che manca a vini sinceri e autentici è poter rappresentare per il consumatore la scelta più comoda e meno dispendiosa, quella che oggi impone il mercato».
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