«Il mio cammino incontro al passato e al futuro possibile»

Gianotti racconta il viaggio tra natura e progetti sulle tracce del terremoto della Marsica
«Non sono emotivamente legato al terremoto, non sono marsicano e la mia famiglia non ha avuto lutti in quel terribile 13 gennaio 1915. Vengo da lontano, i miei bisnonni venivano da Treviso, Reggio Emilia e Modena, poi i nonni passando per la collina reggiana hanno tutti preso la strada per Modena, città dove sono nato e cresciuto. Sono arrivato nella Marsica 83 anni dopo il terremoto. Ma nei 17 anni che ho vissuto su queste montagne mi sono fatto delle domande. Ho cercato di capire questi luoghi, queste terre, questi paesi. Come il terremoto li avesse cambiati. Questo vorrei capire meglio camminando, incontrando gente, pestando le terre». E così Luca Gianotti si è messo in cammino e in 15giorni, dal 2 al 16 gennaio scorsi, ha attraversato le terre marsicane da Tagliacozzo ad Avezzano seguendo un percorso a spirale: «Ho scelto la forma a spirale, per il mio cammino. Mi è venuta subito spontanea. La strada più lunga per raggiungere il centro. La via più lunga per entrare. Per conoscere. Per arrivare all’epicentro del terremoto. Per avvicinarsi piano piano alla tragedia».
Quel cammino è diventato un libro, “La spirale della memoria. In cammino sulle tracce del terremoto della Marsica” (edizioni dei cammini) uscito in questi giorni. Un volume di 190 pagine, corredato da mappe e foto di allora e di oggi di paesi e genti della terra dei Marsi, e nella cui premessa sopra riportata l’autore spiega cosa lo ha mosso a inoltrarsi lungo un itinerario che si snoda tra i paesi che dal sisma di cento anni fa – era il 13 gennaio 1915 – furono maggiormente colpiti. Esattamente 100 anni dopo dunque, negli stessi giorni, perciò alle stesse temperature, con gli stessi paesaggi innevati, la stessa luce, gli identici suoni nell’aria, un passo dopo l’altro Gianotti ha visitato e incontrato luoghi e persone che hanno vissuto in qualche modo quel momento drammatico, percorrendo un angolo di questa «regione che resta ancora oggi un buco nero nella geografia del nostro Paese», scrive.
Con la passione e la determinazione di uno storico Gianotti ha cercato di sollevare il velo che grava su questa terra, bella e selvaggia e per molti aspetti ignota, e ha scritto un “diario di viaggio”: alle storie “minori” di persone e paesi s’intrecciano quelle di personaggi noti che, allora, decisero di impegnarsi in prima persona per aiutare la Marsica sconvolta dal terremoto, da Ignazio Silone a Don Orione, agli irredentisti triestini Nazario Sauro e Scipio Slataper, all’amico di D’Annunzio Giovanni Giurati, a Giovanni Cena e a molti altri.«Camminare», dice Gianotti, «serve a entrare in profondità nei luoghi, e nelle storie. Guardando al passato si può volare verso il futuro, con animo positivo e cuore sereno».
Gianotti, cosa l’ha portata nella Marsica?
L’ho scelta. I casi della vita mi hanno portato qua e mi sono innamorato delle montagne, dei silenzi, dei paesaggi. Decisi che questo era il luogo dove poter sperimentare una qualità della vita migliore. Lo pensavo 18 anni fa e il mio libro è una verifica di questo. Certo l’Italia oggi è peggiore rispetto a 18 anni fa, ma in un luogo più marginale tutto si sente meno. E con il mio viaggio volevo verificare se ci siano qui energie positive e dove si nascondano.
Le ha trovate?
Ho trovato tante eccellenze e indicazioni utili per chi è giovane e vorrebbe venire a vivere qui. O tornare. Perché il problema peggiore qui è che le forze giovani vanno via. Io vorrei portare la mia esperienza di persona che in questi luoghi si è costruito una vita e fare rete in queste terre, tirare fuori parti positive. Il mio libro è anche uno sguardo verso un futuro possibile, e la memoria serve a fare tesoro delle esperienze. Nel mio viaggio soffrivo nell’incontrare solo anziani, che certo racchiudevano la forza della memoria, ma sempre solo ricordi... I giovani sono stati pochi, di certo meno di quanto avrei voluto. Ora li incontrerò alla manifestazione “Sei giornate in cerca di autore” cui mi hanno invitato: vorrei cercare di fare un reading con i giovani, con linguaggi che loro capiscono e apprezzano».
Cosa e chi ha incontrato lungo il tragitto?
Tanta bella natura, la risorsa piu importante della Marsica e dell’Abruzzo tutto: mi piacerebbe che la gente qui si rendesse conto di calpestare e guardare un patrimonio immenso, oro verde... che non viene sfruttato. Tanti posti li conoscevo, sono una guida e camminare è il mio mestiere. Ma ho comunque scoperto tanto e vissuto emozioni uniche.
La più forte?
Era freddissimo, intorno solo ghiaccio e neve. Vedevo a fatica, era tutto bianco, quando a un tratto ho visto le orme di un lupo dritte davanti a me, poi le tracce di un altro: due lupi camminavano dove camminavo io! Che gioia. E’ anche per questo che la prima parte del libro è legata al lupo, simbolo delle paure, come il terremoto...
Torniamo agli incontri con gli umani.
«Ho incontrato dunque gente di tutte le età, gli anziani mi hanno regalato i ricordi legati a genitori e nonni su su fino al terremoto di un secolo fa, memorie importanti testimonianze che non dovrebbero scomparire e che ho raccontato nel libro. Con i giovani ho scambiato riflessioni sul presente e sul futuro. Questa, si sa e l’abbiamo ripetuto, è terra di emigrazione, ieri come oggi va verso lo spopolamento. Le teste migliori vanno via: è l’esodo attuale. Io mi sono sentito di dire e scrivere: perché non tornate qui dopo aver visto il mondo? Dopo esservi arricchiti di idee e progetti, a un certo punto si deve tornare. Conosco diversi territori, per esempio la Basilicata, i paesi «della bandiera bianca», come li definisce Franco Arminio (poeta, scrittore e regista autodefinitosi «paesologo» ndr), dove non c'è nulla, una condizione simile a quella della Marsica, ma dove si assiste a una inversione di tendenza tra i giovani: tornano dall’estero pieni di idee, coraggio e progetti per il turismo, la ricettività, ma anche la musica, la cultura. Qui lo noto meno e questo mi fa soffrire. Questo è il senso del mio libro: c’è il camminare c’è la riflessione sociale, un ibrido letterario».
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