Il no di Franca Viola al Piccolo Teatro dello Scalo di Chieti

CHIETI. La compagnia Onirika del Sud porterà in scena, domani (inizio ore 21) e domenica (ore 18), nel Piccolo Teatro dello Scalo a Chieti, la storia di Franca Viola, la ragazza siciliana che, 51...
CHIETI. La compagnia Onirika del Sud porterà in scena, domani (inizio ore 21) e domenica (ore 18), nel Piccolo Teatro dello Scalo a Chieti, la storia di Franca Viola, la ragazza siciliana che, 51 anni fa, si oppose al matrimonio riparatore dopo essere stata violentata, diventando così un’eroina della storia italiana dell’emancipazione della donna. Lo spettacolo si intitola “Franca Viola, la donna che disse no” e vedrà in scena Maria Paola Tedesco e Paolo Saraceno, che sono anche le autrici del testo.
«Quello di Franca Viola», spiegano le note di presentazione dello spettacolo teatrale, «fu il primo vero rifiuto al matrimonio riparatore. Divenne simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane. Nel 1965, a soli 17 anni, venne rapita da Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, e da altri suoi amici. La ragazza fu violentata per otto giorni. Il padre fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. All'epoca, inoltre, la Repubblica Italiana proteggeva con l' articolo 544 del codice penale il reato di violenza carnale il quale veniva estinto se l'aggressore sposava la sua vittima. Franca Viola Si rifiutò di sposare Melodia e solo nel 1981 l'articolo venne abrogato e solamente nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona».
«Essere Franca», spiegano le note di regia, «significa andare controcorrente, contro le regole stabilite dal popolo di quel tempo, siamo nel 1965; allontanarsi dal moralismo e dall'ipocrisia di certi ambienti tranquilli e puliti dove l'orrore c'è, ma è ben custodito lontano dalla vista. Essere Franca significa provare l'ebbrezza della libertà, reggere il sacrificio della coraggiosa scelta, mettere in discussione l'esistenza di Dio. Un oscuro circo a ciel sereno, all'interno del quale ci si ama e ci si odia. L'opera si apre con un sogno premonitore. La vera protagonista è solo una bambola, che assorbe tutta la storia di Franca. Filippo, uomo dalle mille maschere, è solo un' intermediazione tra ciò che sta sul palcoscenico e gli spettatori. Un uomo appeso ad una quarta parete, in un continuo oscillare tra bene e male, tra amore e odio, tra libertà e incatenamento. Sul proscenio, esposti gli oggetti di un'ingenua fanciulla come simbolo di un passaggio temporale, che alla fine si rivelano come uniche cose pulite ed immutate. Un vestito da sposa come simbolo della sua verginità e del suo desiderio di matrimonio si contrappone ad un luttuoso abito nero, simbolo di un'atroce morte morale. Franca va spavalda incontro alla morte e se ne frega di finire tra le braccia della "Cosa Nostra" di quel tempo. Biglietti: 10 euro (ridotto 8 euro).
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