Il no di Saul all’orrore, Jobs l’avaro

21 Gennaio 2016

Arrivano in sala il film Gran Prix a Cannes di Nemes e il Leone d’oro “Ti guardo”

Insieme al controverso biopic di Danny Boyle su Steve Jobs, contestato dalla vedova nonché dal ceo della Apple Tim Cook, arrivano oggi in sala i film decorati l’anno scorso nei due maggiori festival europei, “Il figlio di Saul” dell’ungherese László Nemes e “Ti guardo” del venezuelano Lorenzo Vigas. Il primo, Grand Prix della giuria al Festival di Cannes; il secondo, Leone d’oro alla Mostra di Venezia.

“Il figlio di Saul”, che esce in Italia a una settimana dal Giorno della Memoria, si è appena aggiudicato inoltre il Golden Globe per il miglior film straniero e per la stessa categoria è finalista agli Oscar. Meritati i riconoscimenti per questa potente e perturbante opera prima del regista László Nemes, 38enne nato a Budapest, già aiuto di Béla Tarr, da cui ha mutuato il rigore stilistico e morale. “Il figlio di Saul”, interpretato dall’attore e poeta Géza Röhrig, è un’asciutta riflessione sull’Olocausto, costruita scegliendo di non mostrare l’orrore dei campi di sterminio. Per quasi tutto il film è infatti in primo piano il protagonista, con inquadrature strette che lasciano fuori e sfocato orrore e dolore del lager.

Il protagonista è Saul Ausländer, fa parte dei Sonderkommando di Auschwitz, ebrei costretti dai nazisti ad aiutarli nello sterminio. Un giorno, mentre lavora in uno dei forni crematori, Saul scopre il cadavere di un ragazzo in cui pensa di vedere suo figlio. Decide allora di tentare l’impossibile: salvare le spoglie del ragazzo dal fuoco e trovare un rabbino per dare al corpo una sepoltura religiosa. Ma per farlo dovrà voltare le spalle ai compagni e alla fuga.È un’opera prima anche “Ti guardo” (“Desde allà”, da lontano) del giovane Lorenzo Vigas, formazione newyorchese. Nella violenta Caracas di oggi si incrociano in un ambiguo rapporto le solitudini del 50enne odontotecnico Armando (Alfredo Castro, visto in “Tony Manero”), che rimorchia sui bus ragazzi per portarseli a casa e guardarli nudi, senza toccarli; e del teppistello Elder (l’esordiente Luis Silva), prepotente, bello e povero. Destinato ad accendere discussioni tra gli innamorati di Steve Jobs, l’omonimo film di Danny Boyle scritto da Aaron Sorkin, si allontana dal santino sul fondatore della Apple, mettendone in rilievo anche gli aspetti spiacevoli. Scandito come una pièce teatrale in tre atti, corrispondenti ad altrettante presentazioni di prodotti cruciali – Macintosh nel 1984, NeXT nell’88, iMac nel ’98 – il film lascia interrogativi sull’uomo, interpretato da un Michael Fassbender in nomination all’Oscar così come Kate Winslet, nel ruolo dell’adorante assistente Joanna Hoffman.

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