Il Paese normale di Luciano Russi in scena questa sera a Pescara

19 Luglio 2019

PESCARA. Nel decennale della scomparsa di Luciano Russi, l’intellettuale abruzzese, docente universitario di Storia, che fu rettore dell’ateneo di Teramo, la Fondazione a lui dedicata ha realizzato...

PESCARA. Nel decennale della scomparsa di Luciano Russi, l’intellettuale abruzzese, docente universitario di Storia, che fu rettore dell’ateneo di Teramo, la Fondazione a lui dedicata ha realizzato la messa in scena di un suo testo scritto nella metà degli anni ’90. La storia di "Un paese normale" è il frutto di una vita di studi dedicata a Carlo Pisacane, un protagonista importante del Risorgimento italiano per lungo tempo sottovalutato. Lo spettacolo, affidato alla regia di Rosario Galli, debutterà a Pescara in largo dei Frentani, stasera alle 21 nell’ambito del Festival “Il Fiume e la Memoria”, diretto da Milo Vallone. In scena Valentina Olla e la Compagnia della Memoria. Lo spettacolo sarà replicato il 23 luglio a Francavilla, sempre alle 21, nell’Auditorium Sirena.
«Se la spedizione di Sapri fallì», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «non fu solo per il mancato appoggio dei comitati meridionali, ma anche, se non soprattutto, per il pentimento di qualcuno che non esitò a fare nomi e svelare le trame dell'organizzazione. Russi immaginò, con Rosario Galli, un'aula scolastica dove una solerte insegnante spiega con eccesso di pignoleria, ad un allievo poco convinto, la necessità di imparare a memoria la famosa poesia “ La Spigolatrice di Sapri ” del Mercantini. Il ragazzino invece lavora con la fantasia, accesa da quei versi, ricostruendo a modo suo le vicende risorgimentali e dei primi anni dell’Unità, diversamente da come vengono "ufficialmente" scritti e raccontati dai libri».
«Così», proseguono le note, «il dramma storico perde le sue caratteristiche e diventa vicenda umana, politica e sociale, molto vicina alla nostra realtà. In quegli anni apparentemente lontani, molti politici cercarono di diffondere e radicare nel Paese da poco unito, una crescente voglia di "normalità", all'insegna della stabilità e del progresso. Si cercava di dimenticare in fretta gli "avventurieri" come Pisacane che avevano teorizzato soluzioni autenticamente rivoluzionarie al problema della questione italiana. Il racconto dei fatti di allora si snoda quindi attraverso gli occhi del ragazzino e della sua fertile fantasia; i personaggi siedono nei banchi e si animano di volta in volta per recitare la loro parte».
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