Il piano di Amaro Freitas poi il duo di Boltro e Sala

PESCARA. Nuovo appuntamento questa sera alle 21.15 con Pescara Jazz. Nell’Arena del Porto Turistico un doppio concerto: in apertura il pianista Amaro Freitas, astro nascente del pianismo...
PESCARA. Nuovo appuntamento questa sera alle 21.15 con Pescara Jazz. Nell’Arena del Porto Turistico un doppio concerto: in apertura il pianista Amaro Freitas, astro nascente del pianismo internazionale e a seguire Flavio Boltro e Simone Sala “Double Drums Sextet”.
Amaro Freitas viene dai sobborghi di Recife, in Brasile, ma è divenuto icona del jazz contemporaneo grazie a uno stile pianistico unico e personale. Classe 1991, astro nascente del jazz non solo carioca, Freitas ha lavorato instancabilmente per diventare l’artista che è oggi. La sua è una storia di povertà: costretto ad abbandonare il conservatorio perché non ha nemmeno i soldi per l’autobus, grazie a un talento e una caparbietà straordinari, a soli 22 anni s’impone all’attenzione della scena jazzistica brasiliana con il suo stile pianistico, dinamico e percussivo, lontano dalle atmosfere intime della Bossa Nova. Influenzata dalle sonorità tradizionali della sua regione, ma anche dall’Africa e da jazzisti come Monk e soprattutto Chick Corea, la musica di Freitas è oggi un’esplorazione della tradizione ritmica e musicale brasiliana attraverso vorticose ed elettrizzanti sperimentazioni. In uscita il quarto disco del pianista Y’Y con la collaborazione di musicisti come Shabaka Hutchings, Hamid Drake e Jeff Parker.
I Double Drums Sextet nasce da un’idea del pianista Simone Sala e dalla voglia di creare un ensemble dove l’elemento ritmico diventasse il centro, il cuore pulsante del pensiero musicale, creando strutture e incastri dove anche la melodia più conosciuta scopre nuove inflessioni, nuove strade e nuovi arrangiamenti, per poi rinascere a nuova vita. La band presenta un repertorio eterogeneo che va da brani originali di sapore jazzistico e soprattutto latin, a remake di autori straordinari come Michel Petrucciani fino a Pino Daniele ed alle ritmiche ostinate dei Balcani.