Il Prosecco prende il volo e tra i filari è corsa all’oro

16 Giugno 2016

di NICOLA STIEVANO Tra nuovi filari, in pianura come in collina, il recupero di appezzamenti abbandonati, l’interesse oltre confine e le mode del momento, il vigneto del Nordest è sempre più esteso...

di NICOLA STIEVANO

Tra nuovi filari, in pianura come in collina, il recupero di appezzamenti abbandonati, l’interesse oltre confine e le mode del momento, il vigneto del Nordest è sempre più esteso e continua a trainare l’intero agroalimentare. Nei 100 mila ettari di vigne tra Veneto e Friuli Venezia Giulia le soddisfazioni non mancano, anche se c’è la consapevolezza che il clima gioca un ruolo fondamentale. Nella speranza che i temporali finalmente lascino il posto al sole, ma non all’afa e alla siccità, i viticoltori si confrontano con gli effetti della vendemmia 2015.

In Veneto è stato raggiunto il record di 12,5 milioni di quintali di uve raccolte negli 80 mila ettari di vigneti con oltre 9,2 milioni di ettolitri di vino. Le uve a bacca bianca sono sempre più diffuse e coprono oltre due terzi del raccolto veneto (per la precisione il 68%, stima Veneto Agricoltura). In ascesa anche i vini di qualità, con il 62% di bottiglie a marchio Doc-Docg, il 30% Igt e l’8% destinato a vini varietali o generici. Prezzi in accelerazione Bene anche i prezzi, spinti al rialzo dalla qualità dell’uva raccolta e dalla buona risposta dei mercati. La media regionale delle quotazioni è salita a 0,65 euro al chilogrammo, in aumento del 14,7% rispetto all’anno precedente. Gli incrementi medi sono stati particolarmente significativi alla Borsa Merci di Treviso (0,74 euro al chilo, +24,3%) e di Padova (0,51 euro al chilo, +17,5%), meno rilevanti a Verona (0,70 euro al chilo, +4,6%). È probabile, osservano gli esperti, che a raggiungere questi risultati abbia contribuito la forte crescita della domanda di Prosecco. Già, l'irresistibile ascesa del Prosecco di cui tanto si parla in questi mesi è un fenomeno a più facce. Da una parte c’è la corsa affannosa e modaiola alla richiesta di nuovi impianti di uva Glera, agevolata anche da una legge che gli stessi produttori chiedono di cambiare perché favorirebbe le grandi aziende a scapito delle altre. In Veneto sono state presentate domande di nuovi impianti, per tutti i tipi di uve, per 35 mila ettari (la metà del totale nazionale) a fronte di una assegnazione di appena 873 ettari. In Friuli la richiesta di superficie ha superato gli 11 mila ettari con una disponibilità di soli 259 ettari. Del resto la superficie totale a vigneto nella regione è di circa 22 mila ettari, quasi tutti destinati alla produzione di vini Docg e Doc.

Una corsa all’oro tra i filari che certo non appassiona tutti i produttori. A partire da quelli della Doc Prosecco, la più estesa d’Italia con oltre 20 mila ettari di vigneti, regolata però da un rigoroso disciplinare e da norme che frenano la corsa indiscriminata a nuovi vigneti. «Da cinque anni è in vigore il blocco dei nuovi impianti», tiene a sottolineare il presidente Stefano Zanette, «e solamente quest’anno, per rispondere alla forte richiesta del mercato, è previsto lo sblocco di quasi 3 mila ettari. Questo si traduce in una crescita media del 5 per cento in tre anni, a conferma che il sistema è sotto controllo. Una parte di questi nuovi vigneti sarà destinata ai giovani e alla coltivazione biologica». Dal 2009, anno di nascita della denominazione Prosecco Doc, la produzione è passata da 945 mila ettolitri agli attuali 3 milioni e mezzo, con una crescita del 206 per cento. Il valore delle uve è più che raddoppiato, da 55 centesimi al chilo a 1,10 euro. «Non dimentichiamo inoltre», continua Zanette, «che in termini di produzione lorda vendibile, indice della capacità di generare reddito, il Prosecco ha conosciuto un aumento dell’83%, da 10.800 euro per ettaro ai circa 20 mila di oggi. L’anno scorso abbiamo venduto qualcosa come 355 milioni di bottiglie e nel 2016 saranno di più».

«È significativo che il 70% della nostra produzione finisca all’estero, soprattutto in Gran Bretagna, Usa e Germania, ma siamo presenti in un centinaio di Paesi. Ora dobbiamo aggredire anche altri mercati internazionali che stanno crescendo. Per questo è arrivato il momento di concentrare l’attenzione sul territorio e investire sulla sostenibilità ambientale, superando anche i limiti di legge, assai più permissivi di quanto vorremmo. Con la Docg Conegliano Valdobbiadene, che mette sul mercato altri 80 milioni di bottiglie», prosegue Zanette, «il rapporto è più che buono e l’obiettivo è quello di arrivare ad una regia unica specie sul fronte della promozione. Il Prosecco piace perché è di qualità e perché ha una sua identità. Su questo dobbiamo continuare a lavorare».