Il quotidiano luminoso di Moretti nei versi di “Per altro prodigio”

26 Ottobre 2021

CHIETI. A rileggere le poesie dell’ultima raccolta di Vito Moretti, “Per altro prodigio” (Tabula Fati) pubblicata postuma, non si possono evitare i brividi. Il poeta chietino lotta come non mai con...

CHIETI. A rileggere le poesie dell’ultima raccolta di Vito Moretti, “Per altro prodigio” (Tabula Fati) pubblicata postuma, non si possono evitare i brividi. Il poeta chietino lotta come non mai con il tempo, è, infatti, lui, il tempo, il vero punto di riferimento della sua ispirazione, e più ancora il senso dello scorrere e del perdersi, ma soprattutto il tentativo, tutto umano, di cercare parti e momenti che possano restare, lottare perché qualcosa rimanga e trovare che questa isola, questa piccola eternità che si salva dal tempo e dalla morte, non è che l’uomo stesso, o meglio la sua anima. E così se il mondo appare folle, sempre di più, e se nulla viene per restare, esiste comunque una salvezza, qualcosa di eterno, a cui il poeta Moretti si aggrappa e che vuole indicarci definitivamente.
Tuttavia questa speranza, questa fede si unisce in Moretti alla testimonianza di una velata nostalgia. Oltre a ciò una resa, un’accettazione del destino, non tanto come rassegnazione, quanto come partecipazione a disegni più grandi di noi. E la resa rappresenta forse la vera cifra morale di Moretti, così come dimostra il suo «perditempo poetico» come ama chiamarlo, cioè quello stare in osservazione del mondo, degli elementi infinitesimali che nutrono la sua poesia, posa che è propria di un fanciullo in auscultazione del mondo. C’è una poesia in particolare che testimonia il senso che Moretti attribuisce all’esserci, si chiama “Il tempo che resta”, e già nel titolo dà il senso dell’umiltà della poesia a cui si affida il tempo avanzato dalle urgenze pragmatiche, tempo che resta che è il tempo principale della vita, perché della riflessione e della consapevolezza. “Per altro prodigio” è inoltre un omaggio alla compagna e all’amore, a una vita trascorsa in due, un riconoscimento devoto alla semplicità della routine domestica e come anch’essa, soprattutto essa, sappia farsi poesia. Baciare il pane, guardare le cose del creato, una foglia, i chicchi di un grappolo, simboli di accadimenti e di frammenti che compongono un’esistenza intera, con la certezza tuttavia che c’è altro, che c’è qualcosa in noi che non passa mai.