Il regista di “La Caja”: l’assenza del padre può generare dittature

7 Settembre 2021

VENEZIA. Un film sull'assenza del padre e sull'identità che in America Latina è una cosa tanto comune quanto politicamente importante capace, com'è, di generare dittature. Almeno la pensa così...

VENEZIA. Un film sull'assenza del padre e sull'identità che in America Latina è una cosa tanto comune quanto politicamente importante capace, com'è, di generare dittature. Almeno la pensa così Lorenzo Vigas, in concorso quest'anno alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con La caja.
Il film è ambientato a Chihuahua, una delle regioni più pericolose del Messico. Qui si svolge la storia di Hatzín (Hatzín Navarrete), un adolescente piuttosto inquieto di Città del Messico che si mette in cammino per recuperare i resti del padre rinvenuti in una fossa comune. Il racconto inizia proprio con lui, indio con tanto di faccia di pietra, che batte ossessivamente il piede sull'autobus che lo sta portando a destinazione. Arrivato al centro che raccoglie i resti dei desaparecidos, gli viene consegnata un piccola cassetta di metallo con quello che resta del padre. Ma Hatzin ha un problema: arrivando sul posto ha visto un uomo del tutto somigliante al padre. Così comincia a perseguitare questa persona (HernÒn Mendoza) che seleziona, con grande cinismo, i lavoratori per le molte fabbriche di vestiti “falsi” della zona, tutti poi venduti negli Stati Uniti. Il criterio è quello di trovare persone docili, affidabili e che non creino problemi. In quest'ultimo caso li si fa sparire. Ma per Hatzin, che diventa poco a poco suo assistente e braccio destro, la gioia di aver ritrovato il genitore è così grande che non sta troppo a guardare per il sottile la sua etica, anzi inizia pure ad imitarlo. Ma fino a che punto il ragazzo, a cui è rimasta solo una nonna, passerà sopra a tutto quello che vede?
«Non faccio film per vincere premi, piuttosto per raccontare storie che mi bruciano. Se poi i premi vengono sono bene accetti. L' America Latina», dice Lorenzo Vigas, «è un Paese nel quale molto spesso il padre è assente. E così non a caso in questi Paesi si scelgono poi leader politici che rappresentano la figura paterna assente e dai quali si accetta tutto e si fanno cose che normalmente non si farebbero mai». «Si sa», continua il regista, Leone d'Oro a Venezia col suo lungometraggio d'esordio, Ti guardo, «l'amore è cieco e a volte ci porta a fare cose pericolose. In quel caso siamo disposti a dare la vita per queste persone, per questi leader politici come Peron e Chavez. Persone che non giudichiamo, ma accettiamo nonostante quello che fanno. L'America Latina ha sì una componente matriarcale, perché nelle famiglie sono presenti soprattutto le donne, ma a volte l'assenza, quella del padre, è più importante di quella presenza».