Il sogno argentino di “Stéfano” in 8 maschere

Per la stagione del Teatro Contemporaneo, a Lanciano il debutto italiano di un classico nato dalla penna di Discepolo
LANCIANO. Visionario, comico e tragico allo stesso tempo, in una sola parola grottesco: questo è Stéfano, il classico dei classici del grande Teatro argentino, in scena questa sera, ore 21, al “ Fenaroli” di Lanciano. Nato nel 1930 dalla penna del drammaturgo di origini italiane Armando Discepolo, “Stéfano” costituisce il secondo appuntamento della Stagione 2023/’24 del Teatro Contemporaneo promossa e organizzata dal Comune e la cui direzione artistica è affidata agli attori e registi Rossella Gesini e Stefano Angelucci Marino.
Protagonista di una fortunata tournée in Argentina nello scorso mese di dicembre, lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo, in collaborazione con il Teatro Abeliano di Bari e con il Teatro del Sangro. La regia è a firma dello stesso Angelucci Marino che, insieme a Vito Signorile, Tina Tempesta, Rossella Gesini e Paolo Del Peschio, compare anche tra gli interpreti. Prima dello spettacolo, ed è questa la grande novità di tutti gli appuntamenti del Contemporaneo di quest’anno, una sorpresa speciale sarà riservata al pubblico in sala.
La storia di Stéfano è quella di un musicista professionista, diplomato al Conservatorio di Napoli, che insegue il “ sogno americano” suo e della sua famiglia, emigrata con lui in Argentina come tanti connazionali di inizio Novecento. Alla realizzazione, alla fama, al successo, agognati dal protagonista, Discepolo oppone la caduta, il fallimento di un desiderio, lo smacco che apre uno squarcio su una serie di interrogativi e quesiti quantomai attuali, tra i quali campeggia la lacerante contrapposizione tra il rinunciare ai propri sogni e il tentare, invece, in barba ai capricci del destino e ai meccanismi spesso impietosi della società, di esaudirli.
Otto maschere antropomorfe del Brat Teatro di Udine, che permettono la trasfigurazione, daranno vita ad altrettanti personaggi appartenenti a generazioni diverse, tra i quali spesso s’accendono alcuni conflitti familiari. La scenografia di Tibò Gilbert e i costumi di Luisa Nicolucci contraddistinguono l’inedita ed eccezionale versione nazionale di “Stéfano”, mai tradotto sinora nella nostra lingua, che si affida a un codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño caratterizzato da una forte impronta italiana, e all’uso di dialoghi semplici, diretti e scarni. Angelucci Marino e Rossella Gesini proseguono nel solco di una linea programmatica, che s’è fatta negli anni una loro particolare impronta: narrare, senza retorica e luoghi comuni, la storia degli emigranti, degli italiani “senza patria” divisi nel cuore, nella lingua, nella cultura.