Il Trio Correnteza canta il legame tra Italia e Brasile

3 Febbraio 2024

L’AQUILA. Attenzione al Tubarone! Il Brasile degli italiani è il curioso titolo del concerto proposto oggi dal Trio Correnteza al pubblico aquilano, per la 49ª stagione concertistica dell’Isa...

L’AQUILA. Attenzione al Tubarone! Il Brasile degli italiani è il curioso titolo del concerto proposto oggi dal Trio Correnteza al pubblico aquilano, per la 49ª stagione concertistica dell’Isa Istituzione Sinfonica Abruzzese. Un po’ come dire “attenti al lupo!”, solo che qui si tratta di squali: il termine tubarone è infatti l'italianizzazione della parola brasiliana tubarão, che significa appunto squalo.
L’appuntamento con il Trio Correnteza è alle 18 nel ridotto del Teatro Comunale Vittorio Antonellini, per un’esperienza di ascolto appassionante, ricca e trascinante. Il trio, due umbri e un honduregno, è formato dal clarinettista Gabriele Mirabassi, virtuoso di levatura e fama internazionale, e dal chitarrista Roberto Taufic, altro interprete di spessore, insieme a una delle voci più “brasiliane” d’Italia, quella raffinata di Cristina Renzetti, in un concerto incentrato sul rapporto che storicamente lega l’Italia al Brasile. Saranno proposte canzoni dei grandi autori italo-brasiliani del passato e del presente, traduzioni di canzoni italiane in portoghese (e viceversa) e canti dell’emigrazione italiana, che rappresentano il cuore di un lavoro nato con intenti autobiografici. Tutti e tre i musicisti hanno infatti un nesso forte con la grande nazione sudamericana. L’autrice e cantante ternana Cristina Renzetti, classe 1981, esordio giovanissima nella scena jazzistica bolognese, ha vissuto anni a Rio de Janeiro, città in cui ha perfezionato la ricerca e studio della musica brasiliana e lusofona. Il clarinettista perugino Gabriele Mirabassi, classe 1986, collabora da un ventennio con grandi musicisti brasiliani, sia in Europa che in Brasile, e fa da tempo ricerca sulla musica strumentale popolare brasiliana, e sudamericana in generale. Il chitarrista Roberto Taufic, infine, nato nell'Honduras e di origine araba da parte di madre, ha vissuto e si è formato a Natal, nel Nordeste, dove arrivò con la famiglia a sei anni, prima di approdare nel 1990 a 24 anni in Italia, diventando presto punto di riferimento per il repertorio brasiliano a livello internazionale. Sulla propria pelle gli artisti hanno imparato per primi a fare attenzione al “tubarone”, lo squalo, simbolo di ogni pericolo per quanti dall’Italia partivano in piroscafo affrontando la vastità misteriosa dell’oceano Atlantico e l'incerto destino con la speranza di fare fortuna nei Paesi del Sud America. Un’immagine che non può che evocare le odissee che in tanti compiono oggi per giungere nel nostro Paese.