Il Vajont, sessant’anni dopo: l’Italia racconta l’apocalisse

Eventi teatrali, speciali televisivi e appuntamenti per ricordare la catastrofe A San Demetrio, in contemporanea con il resto del Paese, la pièce di Paolini
PESCARA. «Un rumore che non usciva dalle orecchie, ma dalla terra, che entrava in corpo fino a farti scoppiare la testa». Così il sopravvissuto Giuseppe Vazza raccontava quel terribile 9 ottobre 1963, quando alle 22.39 una frana gigantesca di oltre 270 milioni di metri cubi di roccia e detriti precipitò dal monte Toc per finire nel sottostante invaso del Vajont. Dal bacino si sollevarono tre enormi onde: una, alta 250 metri, si abbattè sul paese di Longarone, devastando ogni cosa e provocando 1.910 vittime.
I media, all'epoca, definirono l'evento un “incidente”, una catastrofe naturale, crudele ma imprevedibile. Nel tempo, grazie al formidabile lavoro d’inchiesta della giornalista Tina Merlin sull'Unità, emersero elementi di gravissima incuria, corruzione e frode ai danni della popolazione locale, esposta irresponsabilmente a un rischio tutt'altro che imprevedibile e imprevisto.
A sessant’anni del disastro, l’Italia ricorda il Vajont con una serie di iniziative, spettacoli teatrali e speciali televisivi che indagano sulla tragedia esplorandone i fatti, le cause, l'impatto, gli errori, il dolore, lo scandalo, le ferite nel territorio e nei superstiti.
IN TEATRO CON MARCO PAOLINI
Stasera, oltre duecento teatri in Italia e all’estero si uniranno in un’azione corale di teatro civile per VajontS 23, il nuovo progetto di Marco Paolini, attore-autore che esattamente trent’anni fa, il 9 ottobre 1993, con il suo monologo raccontò la tragedia in uno storico spettacolo teatrale. E trent’anni dopo è proprio l’attore a chiamare a raccolta il mondo del teatro per una lettura in contemporanea di quel testo, da lui rielaborato insieme a Marco Martinelli per VajontS 23. L’invito ai teatri è stato di realizzarne una rilettura originale, anche sulla base delle storie del territorio, con l’obiettivo di un’azione di teatro civile che affronti il tema della crisi climatica che prenda avvio dall’acqua e dalla tragedia del Vajont. A rispondere alla chiamata, alcuni dei teatri stabili più blasonati d’Italia, a cui si sono unite compagnie storiche del teatro di ricerca e compagnie tradizionali più o meno grandi: famosi attori e allievi delle scuole di teatro, musicisti, danzatori, maestranze, personale dei teatri e spettatori arruolati come lettori si riuniranno non solo nei teatri, ma anche in chiese, scuole, biblioteche e piazze, alle 21.15, in contemporanea. E poi, alle 22.39, l'ora in cui la montagna franò nella diga, tutti si fermeranno.
La sfida di Paolini è stata raccolta anche in Abruzzo, dove lo Spazio Nobelperlapace di San Demetrio e l’ETS Arti e Spettacolo proporranno, in contemporanea con il resto del Paese, la loro versione di VajontS 23. I posti sono esauriti, ma si potrà seguire la diretta streaming trasmessa dal Tgr Abruzzo tramite il link su www.rainews.it/tgr/abruzzo.
LA RILETTURA ABRUZZESE
Nella sua lettura personale, lo Spazio Nobelperlapace propone un dialogo tra due storie: una legata alla frana della diga del Vajont, l’altra ispirata al sisma del 2009 dell’Aquila. Due storie, la frana e il terremoto, «con una serie di fortissime analogie, sebbene la causa scatenante sia diversa: un disastro industriale la prima, un disastro naturale la seconda», spiega il direttore artistico di Arti & Spettacolo, ideatore e regista della lettura, Giancarlo Gentilucci. La storia del Vajont riscritta e riascoltata non è più un racconto di memoria e di denuncia sociale, ma parla di oggi: insegna cos’è la sottovalutazione di un rischio, lezione purtroppo sperimentata anche dagli aquilani nel 2009.
La riscrittura di Vajont, trent’anni dopo il racconto di Marco Paolini, non è più solo memoria e denuncia sociale. «Quando 30 anni fa cominciai a raccontare il Vajont», ricorda Paolini, «avevo dentro grande rabbia per l'oblìo». Ora, spiega, studia il clima, «le strategie del negazionismo e del populismo nel cavalcare i luoghi comuni che contrastano il quadro scientifico, giustificando l’inerzia diffusa alla transizione ecologica». Paolini sarà una delle voci al Teatro Strehler di Milano; a Torino Gabriele Vacis, che del primo Vajont firmò la regia; a Roma ci saranno Piero Sermonti, Neri Marcorè, Isabella Ferrari; a Ravenna Marco Martinelli; a Palermo Teresa Mannino; a Genova Luca Bizzarri ed Elisabetta Pozzi; a Venezia Ottavia Piccolo e Roberto Citran. E ancora, Lella Costa, Ascanio Celestini, Antonio Catania, Donatella Finocchiaro, Valerio Aprea, Mario Tozzi, Alessandro Tiberi. VajontS 23 sarà un canovaccio, legato alle grandi tragedie italiane: l'alluvione di Firenze del 1966, la frana di Sarno del 1998, la valanga della Marmolada in Alto Adige nel 2022 e l'alluvione di maggio in Romagna.
IL VAJONT DI TUTTI
Sempre sui palcoscenici, la Mic-International Company, in coproduzione con il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia e con Compagnia della Rancia, porta in tournée Il Vajont di tutti, riflessi di speranza, pièce scritta, diretta e interpretata dal friulano Andrea Ortis. Lo spettacolo, proposto in anteprima proprio sulla Diga del Vajont sabato scorso, si snoda su due binari narrativi paralleli: da una parte la catastrofe ambientale, dall'altra lo scenario storico degli anni ’40, ’50 e ’60. «L'ottuso conseguimento di un crescente profitto, la lontananza dalle regole e dalla sicurezza, l'ingordigia di pochi a scapito di molti, le pericolose combine con la Politica», spiega l'autore, «sono elementi purtroppo comuni alle maggiori tragedie italiane». Anche questo racconto, nel suo incedere, diventa il racconto di Sarno, Ustica, Viareggio, San Giuliano di Puglia, Amatrice, L'Aquila, Rigopiano, Emilia Romagna. «Il comune denominatore è l'uomo e la sua violenza nei confronti dell'ambiente, la sua scientifica aggressione alla natura». Il Vajont di tutti andrà in tour, con una data anche in Abruzzo: il 24 novembre al teatro Circus di Pescara.
IN TELEVISIONE
Sul canale tematico Focus andrà in onda stasera in prima serata lo speciale Vajont, 9 Ottobre 1963. La montagna, la diga, gli uomini, a cura del divulgatore scientifico Luigi Bignami. In scena, per la prima volta in tv l'interno della diga e delle gallerie di servizio che servivano alla manutenzione e al controllo dell'invaso. Nello speciale, le voci di alcuni testimoni diretti della tragedia e la visita, fra i luoghi, al Cimitero monumentale delle vittime del Vajont, dove riposano 1.464 vittime (le salme mancanti non sono mai state rinvenute).
RaiPlay propone, invece, Vajont, una tragedia italiana, una raccolta di filmati dedicata allo spaventoso disastro. Il drammatico racconto che la televisione pubblica fornì nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe vide in prima linea una grande firma come Sergio Zavoli, che si recò nello scenario apocalittico della valle del Piave per documentare la disperazione dei superstiti e il lavoro dei soccorritori, ma anche il rientro sgomento di tanti emigrati del posto, tornati dai luoghi più diversi per cercare i dispersi delle proprie famiglie.
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