Ilaria Cucchi Premio Borsellino per l'impegno civile

5 Novembre 2015

La sorella del giovane ucciso dopo l'arresto divenuta simbolo e riferimento per tante persone che si battono per la giustizia. Gli altri riconoscimenti assegnati per le sezioni ambiente, scuola, volontariato, cultura e giornalismo

PESCARA. «Per il suo impegno generoso suo malgrado è diventata il punto di riferimento per tante persone che, come lei, si battono affinché le proprie storie tragiche di diritti negati escano dalla sfera strettamente personale per trasmettere a tutti la forza necessaria a chiedere sempre la verità e a riuscire ad ottenerla». Con questa motivazione Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, vince il Premio Borsellino per la sezione Impegno civile e sociale.

«Ilaria Cucchi, vittima di sopruso dello Stato, che ha visto suo fratello ucciso dalla Stato che avrebbe dovuto difenderlo - si legge - con il suo impegno ha prodotto una forte reazione e presa di coscienza dell'opinione pubblica, sull'ingerenza nella vita pubblica dei poteri forti sulle note vicende di un omicidio cui sono seguite menzogne, depistaggi, collusioni da parte di pezzi deviati dello Stato. E poi assoluzioni. Proprio come nella vicenda di Paolo Borsellino». Per la stessa sezione il riconoscimento va anche a Rossano Ercolini, leader del movimento nazionale "Rifiuti zero", vincitore del "Goldman Environmental Prize 2013", il cosiddetto nobel per l'ambiente; a don Pino De Masi, vicario generale della Diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro; a Donatella D'Amico, dirigente del liceo classico D'Annunzio di Pescara "Scuola dell'anno 2015"; ad Anna Di Carlo, presidente associazione donatori sangue Fidas di Pescara. Per la sezione Cultura il premio va a Tony Gentile, fotoreporter di Reuters, cresciuto nelle strade di Palermo, che ha catturato l'immagine diventata simbolo dell'antimafia, quella di Falcone e Borsellino che si guardano e sorridono; al libro "Io non taccio", storia di otto tra i tanti giornalisti che in Italia subiscono minacce e intimidazioni a causa di inchieste coraggiose che raccontano verità scomode. Per la sezione Giornalismo il riconoscimento va a Domenico Iannacone, Arnaldo Capezzuto, Nello Trocchia, Fabrizio Feo e Michele Albanese.