«In Abruzzo porto “Story” vi voglio sentir ridere forte»

27 Luglio 2021

L’attore comico sarà in piazza a Ortona il 21 agosto e a Tagliacozzo il giorno dopo «Ho sempre voluto essere al centro dell’attenzione e il teatro è il posto giusto» 

ORTONA. Panariello racconta Panariello in un one man show tutto da ridere. Andrà in scena il 21 agosto alle ore 21, a Ortona, in Piazza San Tommaso, “Story”, un lungo monologo in cui Giorgio Panariello racconterà la sua storia: quella di un giovane cameriere in Versilia che realizza il sogno di diventare uno dei più apprezzati attori comici italiani. La tappa ortonese del tour estivo dell’attore, conduttore, imitatore e regista toscano è organizzata dalla M&P Company in collaborazione con il Cmo (Comitato manifestazioni ortonesi) nell’ambito del Festival Classici Contemporanei. Lo spettacolo toccherà anche Tagliacozzo (L’Aquila), il 22 agosto (piazza Duca degli Abruzzi, ore 21.30), nell’ambito del Festival Internazionale di Mezza Estate.
Un esilarante one man show in cui lei, Giorgio Panariello, racconta il Panariello che tutti conosciamo, sin dagli esordi. Com’è nata l’idea di “Story”?
Durante il lockdown abbiamo rimandato l’appuntamento con lo spettacolo che avrei dovuto portare in teatro questo inverno: “La Favola Mia”. Mi sono messo lì a riguardare ciò che avrei voluto inserire nello spettacolo e mi sono reso conto che c’era davvero tanto da dire. “Story” è stata una buona occasione per mettere in scena storie, racconti ed esperienze che non sarebbero potuti entrare in un solo spettacolo. Da ragazzino non sapevo esattamente cosa volessi fare davvero nella vita, ma ero certo di voler fare qualcosa che mi mettesse al centro dell’attenzione. La mia voglia di raccontare è la stessa che ora ha la gente di raccontarsi attraverso i social, attraverso le storie. Ovviamente ai tempi io non avevo un telefonino per poter fare un video e metterlo sui social, oggi si condivide. Racconto la mia storia, ma anche la tua, le storie degli altri. Faccio paragoni tra le mie storie e quelle della gente.
Quanta voglia c’era di tornare a ridere a teatro, seppur in un periodo così complesso, e quanta voglia di ridere ha oggi il pubblico?
Ero un po’ preoccupato. L’anno scorso sono andato a vedere i concerti di alcuni amici e l’atmosfera non era chiaramente quella solita. Ora c’è tantissima voglia di evadere, di divertirsi. È stato bellissimo tornare a sentire le risate della gente. Un anno di pandemia, per chi è abituato a sentir ridere tutte le sere, è stato un secolo.
“Story” richiama nel titolo le “stories” che si condividono sui social. Che rapporto ha con questo mondo?
È un po’ di amore e odio. All’inizio non li ho presi bene, il fatto che ci fossero persone che avevano milioni di follower per delle bischerate un po’ mi disturbava. Man mano ho capito che questo è il futuro, che così comunica la gente, e mi ci sono abituato pian piano. E ora mi diverto anche.
In “Story” non mancheranno i suoi personaggi storici, ispirati da persone che ha realmente conosciuto da giovane. Tra i tanti, ce n’è uno a cui è rimasto più legato?
Racconto come nascono questi personaggi, come li ho trasformati partendo dalle persone che ho realmente incontrato. Sono affezionato un po’ a tutti, ma Mario il bagnino è quello che mi è più a cuore perché mi ricorda le estati nella mia Versilia e i primi programmi fatti con Carlo Conti.
Il prossimo anno salirà sui palchi di tutta Italia con lo spettacolo “La Favola Mia”. Qual è la favola di Giorgio Panariello?
“La Favola Mia” è il racconto della mia vita dalle origini fino ad adesso, aprendo delle parentesi su come vedo io il mondo. Ci sarà Mario il bagnino che va in Parlamento a parlare della plastica in mare, ci sarà la signora Italia che va a trovare la regina Elisabetta. È una proiezione di ciò che potrebbe essere il mio futuro e quello dei miei personaggi. Cito sempre Pierangelo Bertoli, per parlare di questo spettacolo: “Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Potremmo considerare “Story” uno spin-off, in vista dello spettacolo invernale.
Preferisce esibirsi in teatro o in televisione?
Sicuramente preferisco il teatro. Quando devo fare televisione, la faccio sempre con il pubblico. L’ho sempre cercato, la mia condizione ideale è essere tra la gente. Ho fatto tanta televisione, ma il teatro è diverso. In teatro puoi sempre cambiare qualcosa, puoi sistemarlo in modo da poter accontentare i siciliani, piuttosto che i fiorentini, a seconda di dove ti esibisci. I tempi li detti tu, senza fretta.