In libreria “A proposito del gusto” dell’antropologo Ernesto Di Renzo

AVEZZANO. Vi siete mai chiesti la ragione per la quale gli islandesi nutrono una passione sconfinata per la carne putrefatta dello squalo elefante mentre i giapponesi nutrono una desiderio smisurato...
AVEZZANO. Vi siete mai chiesti la ragione per la quale gli islandesi nutrono una passione sconfinata per la carne putrefatta dello squalo elefante mentre i giapponesi nutrono una desiderio smisurato per il fogu? Il famigerato pesce palla la cui costosissima degustazione sotto forma di sashimi produce ogni anno una casistica non trascurabile di morti. Oppure vi siete mai chiesti perché l’aglio, il minestrone, i cavoletti di Bruxelles, le barbabietole, il fegato, i nervetti e il lesso, pur essendo dei veri toccasana per la pressione sanguigna, la tonicità dei tessuti, l’elasticità della pelle, la motilità intestinale, riscontrino un’avversione generalizzata che li rende quasi ovunque un pasto esecrabile? Ebbene, queste e moltissime altre questioni sui modi di mangiare in Italia e nel mondo sono esattamente quanto Ernesto Di Renzo esamina e approfondisce nel suo recente libro “A proposito del gusto”, pubblicato dalla casa editrice Cinquesensi. Abruzzese delle montagne ma da anni residente nella capitale, Di Renzo è antropologo all'Università di Roma Tor Vergata, dove ricerca e approfondisce i significati culturali che l'uomo costruisce attorno al cibo e agli infiniti modi in cui decide di mangiarlo.
Nelle 176 pagine che lo compongono, l’antropologo cerca di fornire delle risposte ragionate ad alcuni dei molteplici modi in cui le persone si rapportano ai cibi e alle pratiche del mangiare. Modi originali, curiosi, contrapposti, in alcuni casi addirittura pericolosi che rivelano quanto i gusti siano differenti e creativi in rapporto alle epoche storiche e alle latitudini geografiche del pianeta. Dando ragione al celebre detto “De gustibus non disputandum est”.
In proposito, alla domanda di spiegare quali siano i motivi per i quali esistano così tante differenze nei modi del mangiare degli uomini il professor Di Renzo ha risposto: «I gusti e i modi del mangiare non sono solo questioni che hanno a che vedere solo con la lingua, le papille fungiformi, il trigemino, l’ippocampo, la corteccia orbito-frontale, i canali ionici o, naturalmente, con la fame. Se così fosse mangeremmo tutti quanti le stesse identiche cose. Al contrario sono questioni che attengono soprattutto ai modi in cui gli uomini caricano i cibi, i piatti, i galatei di significati culturali e di valori immateriali. Hanno inoltre a che vedere con il fatto che per il Sapiens mangiare non è mai stato un atto finalizzato alla semplice sopravvivenza, bensì una pratica volta a significare, e a dare pienezza di contenuti, al suo essere e volersi sentire umano: tra gli europei come tra i bantu, tra gli italiani come tra gli yanomami, tra i daiachi del Borneo come tra i romani, i milanesi o i palermitani».
Il libro, uscito in stampa lo scorso 20 novembre, è acquistabile già da ora sia in libreria che online.
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