In “Qui rido io”, il ritratto di Scarpetta amorale re del teatro e dell’eccesso

8 Settembre 2021

Applausi per il film del napoletano Mario Martone, il terzo dei cinque in corsa per il Leone d’Oro Un formidabile Toni Servillo, nei panni del commediografo, si candida per la Coppa Volpi maschile

VENEZIA. Di quanta vita è fatto il teatro e quanto teatro ci sta nella vita, dice Toni Servillo protagonista di Qui rido io, il film di Mario Martone, accolto calorosamente a Venezia, in concorso per il Leone d'oro e, scongiuri a parte, anche per la Coppa Volpi. Il film principe della giornata racconta la storia di Eduardo Scarpetta e della sua famiglia tribù allargata fuori dalla morale ben pensante. Una figura quasi mitologica del teatro che faceva ridere tutta Napoli con la maschera Felice Sciosciammocca. Un prepotente, egocentrico, re del botteghino nella Napoli della Belle Époque, ma anche un uomo di umili origini arricchito, diviso tra mogli, amanti, figli legittimi e illegittimi tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, che non furono mai riconosciuti. «Scarpetta era un genio del teatro e un patriarca amorale» ha detto Martone, «spinto da una fame incredibile di riscatto sociale, una rivalsa che lo spinge a scrivere “Qui rido io” sulla sua villa di Posillipo. Un uomo primordiale che aveva figli con la moglie Rosa, con la sorella di lei, con la nipote della moglie e pur non riconoscendo quelli fuori dal matrimonio li fa studiare tutti, maschi e femmine, e tutti diventano attori della compagnia, o geni drammaturghi come Eduardo De Filippo».
Martone prosegue così un percorso di lettura della cultura napoletana. «Il film vuole raccontare il mistero di Scarpetta, ma anche la forza creativa della Napoli di fine '800. Un uomo che divora la vita come il teatro. Nella sua casa c'era il dolore quasi rassegnato delle donne e dei figli, come Peppino De Filippo che lo detestava ed Eduardo che non ne volle mai parlare come padre, ma solo come artista», ha proseguito Martone. Frase cult del film, quella che Peppino De Filippo bambino dice al fratello Eduardo, dopo aver letto la pagella: “Cosa significa figlio di N.N?”.
Nel film anche la sfida a Gabriele d'Annunzio: il comico napoletano pensò bene di realizzare la parodia de La figlia di Iorio, tragedia dell'allora più famoso poeta italiano. Seguì un processo che vide l'autore di Miseria e Nobiltà accusato di plagio dal Vate e difeso da Benedetto Croce fino alla vittoria finale.
«Non è una biografia classica, l'ho scritto come una commedia. Una sorta di romanzo morale sulla paternità rinnegata», aggiunge Martone.
Il film, in sala dal 9 settembre, ha un cast eccezionale: Maria Nazionale, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (pronipote e omonimo del capostipite), Lino Musella, Iaia Forte. Su tutti Toni Servillo: «Questo capotribù divoratore di vita l'ho immaginato come un animale che bracca le sue prede: le donne, i testi, il teatro, le tournée, tutto è divorato da Scarpetta in uno scambio continuo tra vita e palcoscenico».