Inconscio e razionalità nel nuovo saggio di Maresca

È uscito per Armando Editore il quarto libro dell’imprenditore-autore pescarese, “Essere coscienza vertigine”
PESCARA. Silvio Maresca è ciò che si può definire un imprenditore illuminato. Dal settore turistico, di cui si occupa dal 1987, ha sempre allargato lo sguardo ad altri orizzonti, convinto che il futuro debba fondarsi su scelte consapevoli e orientate verso un approccio etico. Promotore di diversi progetti in campo no profit, segue iniziative per l’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro e, con Yag, Young art Gallery, per la valorizzazione dei giovani artisti. Autore di innovativi saggi tra economia, sociologia e filosofia, Maresca, dopo aver indagato con occhio aperto e lucido sui grandi temi della nostra epoca nei libri La doppiezza dell'Occidente, Socialtotalitarismo e La tragedia dei beni privati, ha dato alle stampe il suo quarto volume, Essere coscienza vertigine. Mettendo al centro della riflessione, appunto, la coscienza. Un mito fondativo, spiega Maresca, per la cultura occidentale, da secoli convinta che «coscienza e razionalità siano capaci di rendere integralmente trasparente e intellegibile la realtà», per ottenere la «consapevolezza senza limiti» che permetterebbe di trasformare e migliorare il mondo. L’incontrovertibile fiducia nelle proprie possibilità, però, ha creato anche «una smisurata volontà di potenza, senso e ordine».
Ma è fondata questa fede nel potere della coscienza?
«La percezione di solidità e trasparenza prodotte dall’autocoscienza sono in parte illusorie», come spiegano anche le moderne neuroscienze. Come illusoria è anche, prosegue Maresca, «la monoliticità della rappresentazione occidentale del mondo». «Nel depurare il mondo da ogni opacità, ambiguità, negatività, l’Occidente rimuove sotto la soglia della coscienza tutto ciò che non spiega e non controlla. A un universo consapevole, razionale, equo, universalistico, solidale si contrappone una dimensione sotterranea, inconsapevole o occulta, radicalmente egocentrica. Questa doppiezza introduce tensioni e squilibri fra i poli opposti».
Cosa produce questa “doppiezza”, di cui parla anche nel libro Le doppiezze dell’Occidente, del 2021?
«La doppiezza segna, per così dire, l’anima dell’Occidente. E ne segna il positivo e il negativo. La costruzione di una civiltà che aspira al progresso richiede inevitabilmente una stretta focalizzazione allo scopo e la cancellazione di tutto ciò che non serve all’obiettivo», spiega l’autore. «All’individuo occidentale si chiede di essere produttivo, lucido, responsabile, autocosciente. Di essere sobrio, moderato, civile, solidale. Di accettare la Legge e rispettare l’Altro. Quindi di sacrificare passioni, emozioni, poesia, istinti. La doppiezza è una soluzione. L’inconscio è un deposito di pulsioni rimosse, che modera la razionalità pura, genera segretamente desideri. Evita l’iper-razionalità che desertifica il mondo e mortifica la vita (...) Dinamiche affini si sviluppano nei sistemi sociali. L’aspirazione alla palingenesi sociale, alla giustizia, all’uguaglianza, al progresso, alla trasformazione del mondo si associano a volontà di controllo e di dominio (...) La doppiezza funziona fino a quando conscio e inconscio, razionale e irrazionale, pubbliche virtù e vizi privati rimangono in equilibrio. Le grandi ideologie sono stati dispositivi di equilibrio fra spinte contrapposte».
Questi equilibri funzionano ancora?
«No, in pochi decenni il mondo è radicalmente cambiato. L’estinzione delle grandi narrazioni e dei valori che le sostenevano, l’avvitamento dello spirito critico in cultura del sospetto, la nascita delle piattaforme digitali, la crescente disuguaglianza che favorisce ricchi e grandi potenze economiche e politiche ha disgregato i valori collettivi. Da un mondo chiaro, distinto e trasparente si è precipitati in una realtà indeterminata e divisa. (...) L’esplosione di gruppi radicali, l’incontrollata diffusione di narrazioni fake o magiche (si pensi al terrapiattismo, al complottismo imperante, alla teoria sul Nuovo Ordine Mondiale, alle scie chimiche, al complottismo no vax), il successo dei leader populisti (Trump, Bolsonaro, Orban, Grillo)... La società si disgrega in una palude ribollente di infiniti mondi autoreferenziali, in un conflitto permanente che si autoalimenta».
Nel libro sostiene che l’eccesso di coscienza fa male…
«L’eccesso di coscienza può creare danni psichici e sociali. (...) Coscienza e razionalità si espandono dissolvendo ogni istanza concorrente – tradizione, sacralità, magia, emotività. Oltre che critiche diventano sempre più autocritiche. Il movimento corrosivo dell’ipercoscienza si perde in spirali di autoreferenzialità. Lo spirito critico distrugge ogni riferimento consolidato, dilaga il sospetto e lo scetticismo, si rimane invischiati nei labirinti dell’auto-referenzialità. E fra le macerie della Ragione si rimane soli o con il proprio branco.