Indagini su “Mostri senza nome” Caccia cerca il lato oscuro dell’uomo

Quattro assassini in libertà da decenni, 4 casi di omicidio che restano ancora senza un colpevole e senza un perché, 4 storie nere – le cui «dinamiche talvolta, come il delitto del trapano, superano...
Quattro assassini in libertà da decenni, 4 casi di omicidio che restano ancora senza un colpevole e senza un perché, 4 storie nere – le cui «dinamiche talvolta, come il delitto del trapano, superano la fantasia, o il più puro dei film horror» – che raccontano Genova e la provincia Ligure: Luigia Borreðli, Maria Maddalena Berruti, Sebastiana Melis e Anna Rossi Lamberti sono i nomi che ancora aspettano giustizia. Crime+Investigation (Sky) e Radio 24 narrano il lato oscuro di “Genova - mostri senza nome”. Matteo Caccia, attore teatrale e conduttore di Radio 24, torna guida d’eccezione in un viaggio alla ricerca della verità. Ogni martedì alle 15.00 all’interno del programma su Radio 24, Caccia riporterà gli elementi chiave dei quattro casi irrisolti sul podcast; lo stesso giorno, alle 22.55, gli spettatori potranðno vedere con i loro occhi sul canale 119 di Sky, le storie che ha raccontato in radio attraverso una docuserie in 4 puntate.
Attraverso le interviste agli esperti, ai legali e ai familiari delle vittime, Caccia approfondirà 4 femminicidi irrisolti che hanno come sfondo Genova e la sua provincia. «Il lato oscuro dell’uomo può abitare in noi, venir fuori all’improvviso e restare anonimo per sempre, senza che nessuno trovi i responsabili di un delitto efferato», spiega. «Il crime è un genere che attira lo spettatore, pensiamo ai talk che hanno trovato terreno fertile a partire dagli anni 90 e poi si sono sviluppati in varie declinazioni. Io mi muovo in modo anonimo, senza indugiare sulla morbosità, è vero anche che è un genere esplorato da anni anche da tante serialità, alcune ben realizzate altre male, come i grandi romanzi. Ho fatto l’attore per 7 anni, ho iniziato con il teatro», aggiunge il conduttore 46enne, «quello che cerco di mettere in pratica adesso, anche alla radio, è quindi proprio un metodo di lavoro di approfondimento. Adesso ho appena terminato di scrivere un libro, ma siamo con la casa editrice alla ricerca di un titolo. Uscirà in autunno, poi sto terminando un progetto su gli uomini che maltrattano le donne e che si rivolgono alle comunità di recupero o vi vengono mandati. Qui è più complicato, perché molti psicologi, anche con l’anonimato, non ci hanno dato il benestare». Il caso che ha colpito di più Caccia è quello di Luigia Borrelli. «Aveva una doppia vita: di giorno madre di famiglia, vedova; di notte prostituta all’insaputa di tutti e aveva dei debiti lasciati dal marito. Fu uccisa la notte del 5 settembre 1995. A ucciderla 15 fori fatti con un trapano, come a disegnarle sul corpo una collana. Ecco mi chiedo: chi può arrivare a pensare e commettere quello scempio? L’omicida è un fantasma». Un altro caso è quello della “maledizione del cioccolatino”: Maria Maddalena Berruti, signora di 82 anni, fu ritrovata morta nel suo appartamento nel 1987. Il cadavere giaceva sul pavimento, con il cordino per stendere i panni intorno al collo e circondato da macchie di vernice a spray verde. La vittima celava un tragico passato: nel 1937 l’unica figlia morì in modo sconvolgente a causa di un cioccolatino. L’omicidio fu archiviato per 18 anni, finché un uomo non confessò a un prete di aver ucciso la donna in seguito a una rapina finita male. La polizia non rintracciò mai quell’uomo. «Anche qui», dice Caccia, « il destino ha giocato un brutto scherzo: un omicida che confessa ma non viene trovato».