Industriali e figli degeneri nel ’68 al cinema

1 Maggio 2018

Il MaggioFest di Teramo celebra l’anno della contestazione con tre film simbolo: Grazie zia, Escalation e Teorema

TERAMO. A mezzo secolo dallo scoppio della contestazione giovanile non poteva mancare una celebrazione del ’68 nel MaggioFest, festival di primavera allestito a Teramo per il 27esimo anno dall’associazione culturale Spazio Tre, che a sua volta quest’anno compie cinquant’anni.
La rassegna “’68 Italiano” apre giovedì 3 la sezione cinema “Maggio Italiano” e con essa il festival. Solo tre film, ma significativi, per rievocare una stagione molto vivace e creativa anche per l’industria cinematografica italiana: in scaletta allo Smeraldo Cinema (sala 3, ingresso gratuito) “Grazie zia” di Salvatore Samperi (ore 17.30), “Escalation” di Roberto Faenza (ore 20.30), “Teorema” di Pier Paolo Pasolini (ore 22).
Il curatore Leonardo Persia ha avuto problemi di abbondanza per contenere in una terna di titoli un florilegio esemplare della produzione sessantottina: «Una scelta difficile, perché nel ’68 l’industria cinematografica italiana era al top, soprattutto nel cinema di genere, con il western, il giallo, l’erotico. Queste tre pellicole sono accomunate dalla musica di Ennio Morricone e dal fatto che al centro delle storie vi sono sono famiglie di industriali».
“Grazie zia”, film d’esordio del 23enne padovano Salvatore Samperi (morto nel 2009), uscì nelle sale italiane proprio a maggio di cinquant’anni fa e andò anche al Festival di Cannes, poi bloccato dalla contestazione. Protagonista è il giovane Alvise (Lou Castel), rampollo di industriali veneti, che esprime il rifiuto all’assunzione nella società paterna del ruolo programmato per lui fingendo una paralisi alle gambe. I medici pensano che il problema sia di natura psicosomatica. Quando i genitori si assentano per un lungo viaggio all’estero, Alvise viene affidato alle cure della zia materna Lea (Lisa Gastoni), medico, con la quale il ragazzo è sempre andato d'accordo. Tra i due si instaura un rapporto contorto e morboso, con Alvise che coinvolge Lea nella propria nevrosi autodistruttiva. Spesso associato al filone della commedia erotica, “Grazie zia” in realtà, con la ribellione del protagonista alla famiglia borghese e al sistema capitalistico, rientra pienamente nel cinema arrabbiato di fine anni Sessanta.
Ancora un figlio degenere che rifiuta il ruolo prestabilito di futuro padrone è protagonista di “Escalation”, opera prima del 25enne Faenza. L’industriale Augusto Lambertenghi (Gabriele Ferzetti) spedisce il figlio hippy Luca (Lino Capolicchio), disinteressato all’azienda di famiglia, in cura dalla bella dottoressa Carla Maria (Claudine Auger). Luca s’innamora, lei invece vede in lui lo strumento per una rapida scalata sociale. Una volta sposati, Luca, deluso, la uccide e poi torna in patria a dirigere l’azienda paterna come se niente fosse, col cinismo tipico della sua classe sociale.
In “Teorema” di Pasolini una famiglia di ricchi industriali viene sconvolta dall’arrivo di un giovane ospite, affascinante e enigmatico (Terence Stamp). Tutti ne saranno sessualmente sedotti: il capofamiglia (Massimo Girotti), la moglie (Silvana Mangano), il figlio (Andrés Cruz Soblette), la figlia (Anne Wiazemsky), la domestica (Laura Betti). La famiglia ne sarà disgregata e ognuno uscirà dall’esperienza profondamente cambiato: dal padre, che cede la fabbrica agli operai, alla cameriera, in odor di santità. Il film fu oggetto di persecuzione da parte della censura, tanto da rischiare il rogo del negativo, e bersaglio di strali dal Vaticano e da ogni parte politica. Il teorema di Pasolini era dimostrare «l’incapacità dell’uomo moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il verbo sacro». Solo la domestica, con la sua semplicità contadina, lo scopre. Info: 0861247547, 3426842495, maggiofesteggiante.it.
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