Ingegno e fantasia abruzzesi firmano Palazzo Italia

7 Marzo 2015

L’edificio simbolo dell'esposizione è progettato da tre ingegneri pescaresi «Equilibrio, etica e passione: ecco tre qualità fondamentali»

di Giorgio D’Orazio

PESCARA

Si avvicina l'Expo 2015 di Milano e si avvicina la chiusura del cantiere di Palazzo Italia, la casa del padiglione nazionale, l’edificio simbolo dell'esposizione firmato anche da tre ingegneri abruzzesi. Nicola Malatesta, Umberto e Sergio Sgambati, cresciuti insieme a Pescara tra i campi di pallone e il liceo, sono tra gli ideatori della struttura, presentata sul blog di Abruzzolink – piattaforma online di e-commerce per visite guidate esperienziali sull'Abruzzo – curato da un altro amico d'infanzia e collega dei tre ingegneri pescaresi, Angelo Brigante, assieme ad Anna Vallesi e Paolo Smoglica.

Tra i maggiori artefici di Palazzo Italia, Malatesta e i fratelli Sgambati se ne sono aggiudicati la gara per la progettazione con le società Proger e Bms. La Proger S.p.A., di cui Umberto Sgambati è amministratore delegato, è una delle più importanti società d’ingegneria in Italia e tra le tante sedi sparse in molti paesi del mondo conserva quella maggiormente operativa in Abruzzo, a San Giovanni Teatino, mentre la Bms Progetti S.r.l. è stata fondata da Nicola Malatesta e Sergio Sgambati insieme ad un terzo socio, Aldo Bottini. Due società con radici pescaresi che negli anni hanno collaborano per progetti di grande rilievo, in Italia e all'estero, e che si sono trovate nuovamente insieme, unitamente allo studio di architettura Nemesi & Partners, nell'avventura di Palazzo Italia.

Il progetto del Padiglione Italia è il risultato di un concorso internazionale di progettazione aggiudicato da Expo 2015 S.p.A. nell’aprile 2013. Al concorso internazionale di progettazione preliminare, una gara per la realizzazione progettuale dell'edificio principale, ovvero Palazzo Italia (circa 13.200 mq su 6 livelli fuori terra), e dei 4 edifici temporanei (circa 13.700 mq su 3 livelli fuori terra) che si sviluppano lungo il Cardo, uno dei due assi perpendicolari che, insieme al Decumano, struttura il masterplan dell’Expo 2015 nell'area Rho-Pero, hanno partecipato 68 gruppi di progetto, con realtà di prestigio dell’architettura e dell’ingegneria italiana e internazionale. Ma ad ottenere il consenso più ampio della commissione aggiudicatrice è stato proprio il progetto presento da Nemesi & Partners, con gli architetti Michele Molè e Susanna Tradati, per la parte architettonica, dalle due società di ingegneria con un'anima pescarese per la parte ingegneristica, relativa alle strutture e agli impianti, e con il professor Livio De Santoli per la sostenibilità dell’edificio. Un progetto dalle connotazioni simboliche accentuate, come ha spiegato l'ingegner Malatesta, con alcune scelte progettuali capaci di catturare l'attenzione della commissione, come la «foresta pietrificata» che avvolge la struttura, l’idea di una grande piazza interna oppure l'imponente vela di copertura in vetro e acciaio. In particolare l'apporto dei tre ingegneri pescaresi ha interessato il progetto delle strutture, degli impianti meccanici, elettrici ed idrico-sanitari, la sostenibilità energetica, capitolati, specifiche, computi e controllo costi, i sistemi di evacuazione fumo e calore, naturale e meccanico, e relative analisi fluidodinamiche, il comportamento termodinamico e la ventilazione naturale all’interno della piazza, la sostenibilità ambientale, l'acustica, l'illuminotecnica, le facciate vetrate, le funzioni, gli spazi e la logistica dei servizi legati alla ristorazione, le modellazioni dinamiche della mobilità interna e le analisi fluidodinamiche per lo smaltimento delle acque meteoriche dalla copertura.

«Fin dal primo momento è stato chiaro a tutto il team che questo progetto avrebbe richiesto energie particolari e sforzi costanti tesi a una continua messa a punto delle sue tante componenti», racconta Umberto Sgambati. «Servivano inoltre spiccate doti di sensibilità e flessibilità per gestire al meglio i rapporti con tutti i protagonisti del progetto e poi equilibrio, etica e passione che si sono dimostrate qualità fondamentali, oltre che necessarie, per superare una sfida impegnativa e importante come questa. Però, nonostante gli innumerevoli ostacoli che abbiamo dovuto affrontare», conclude l'ingegnere, «grazie alle professionalità dei singoli personaggi coinvolti, il risultato finale è indubbiamente di grande valore». Un risultato che farà parlare presto di sé, anche in abruzzese.

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