Insinna con i detenuti “Dalle sbarre alle stelle”

4 Maggio 2019

Dal libro “Cento lettere” scritto da un carcerato, il recital in scena a Madonna del Freddo di Chieti

CHIETI. “Dalle sbarre alle stelle” è l’evocativo titolo dello spettacolo con Flavio Insinna che il Teatro Stabile d’Abruzzo presenta oggi, alle ore 16, nel teatro del carcere di Chieti.
Tratto dal libro “Cento lettere”,di Attilio Frasca e Fabio Masi (Itaca Edizioni), adattamento teatrale di Ariele Vincenti e Fabio Masi, regia di Ariele Vincenti, vedrà sul palco dieci detenuti della casa circondariale di Pescara al fianco dell’attore e conduttore televisivo. “Dalle sbarre alle stelle” è il risultato di un percorso teatrale sostenuto dal TsA con la direzione artistica di Simone Cristicchi, durato 7 mesi e tenuto dal regista Ariele Vincenti, in collaborazione con il giornalista-regista Fabio Masi, in sinergia con il direttore Franco Pettinelli, le assistenti sociali e le psicologhe della Casa circondariale di Pescara.
Come il libro “Cento lettere” scritto da Masi e dal detenuto Attilio Frasca, lo spettacolo racconta la vita criminale di quest’ultimo, dai primi reati alla lunga carcerazione. Tutta la vicenda è intervallata dalle sue lettere e da quelle scritte da due suoi amici fraterni, anch’essi reclusi, che da varie carceri italiane arrivano a casa di un altro loro amico, Massimo, interpretato da Flavio Insinna. Pur rimanendo fedele alla storia dell’autore, che narra in prima persona, il lavoro teatrale ha voluto universalizzarla, facendola diventare la voce narrante degli altri detenuti in scena. Il delirio di onnipotenza, la solitudine e la redenzione descritti nel libro, nello spettacolo vengono tradotti scenicamente da 10 attori detenuti, sempre in scena come un corpo unico, attraverso emozioni forti e intime che solo chi conosce la vita carceraria può arrivare a esprimere. Dalla spensieratezza dei bambini che giocano sui prati di borgata alle prime marachelle, dalla violenza allo stadio, ai reati “di strada” e non solo, fino all’inevitabile carcerazione, con tutto ciò che ne consegue. Per fortuna che c’è il teatro come metafora di qualcosa a cui aggrapparsi per una rinascita oggettiva e spirituale, esorcizzando i problemi che vive giornalmente un detenuto e facendogli rivivere, anche solo per un’ora, la sensazione di sentirsi libero. Fanno da corollario coreografie ballate, scene di delirio e violenza collettiva, ma anche numerose situazioni ilari e grottesche. Tutto accompagnato dall’uso scenico delle canzoni di Emilio Stella, cantautore romano.