«Io e Greg felici di tornare in sala proprio al Flaiano»

L’anteprima di D.N.A. apre stasera il Film Festival «Ho voglia di vederlo finalmente con il pubblico»
PESCARA. «Il Flaiano è un premio talmente prestigioso, intitolato a una delle più grandi teste pensanti del Novecento. Sono sempre felice di partecipare. Averlo ricevuto due volte è una grande soddisfazione». Raggiunto telefonicamente a Roma, Lillo ha raccontato al Centro di sé, del fortunato sodalizio con Greg e della gioia di essere a Pescara. L’attore e autore romano, al secolo Pasquale Petrolo, ha vinto il Premio Ennio Flaiano nel 2004 insieme a Greg (Claudio Gregori) nella sezione Radio per il programma di Rai Radio2 “610-Seiunozero”, per bissarlo da solo l’anno scorso nella sezione Musical per l’interpretazione in “School of Rock”.
Lillo & Greg, impareggiabile coppia comica, alfieri di un umorismo nutrito anche dai registri meno battuti, dal demenziale al surreale al nonsense, sono protagonisti oggi a Pescara dell’apertura del 47° Flaiano Film Festival col loro film “D.N.A Decisamente Non Adatti”, di cui sono registi, sceneggiatori (con Edoardo Falcone) e interpreti. Alle 20 al teatro monumento D’Annunzio inaugurano la rassegna con il regista Riccardo Milani, direttore artistico del festival organizzato dai Premi Internazionali Flaiano. In piena emergenza Covid “D.N.A” è uscito on demand il 30 aprile, data inizialmente prevista per la sala. La proiezione pescarese sarà la prima nazionale col pubblico.
Lei e Greg aprirete col vostro film il Flaiano Festival dopo la proiezione nel pomeriggio di “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica. Roba da far tremare i polsi.
Fa un certo effetto. È un grande onore. A mio avviso la pellicola di De Sica è uno dei 5 film più importanti della storia del cinema.
Per “D.N.A.” è il debutto col pubblico. È stato difficile due mesi fa decidere di far uscire il film sulle piattaforme digitali?
Sono un amante del grande schermo. Però rispetto le piattaforme, le amo, le ho tutte. È un modo di intrattenere bello e intelligente. Naturalmente come registi ci è dispiaciuto non poter uscire nei cinema, ma ci è piaciuta l’idea di proporre il film sulle piattaforme dando un segnale di vita. Sono felice di essere a Pescara alla prima proiezione col pubblico. Al montaggio avrò visto il film seimila volte, ma c’è la voglia di condividerlo finalmente con gli spettatori, di vivere con loro emozioni e divertimento. Dopo la prima a Pescara ci saranno altre date in arene e festival. Domani siamo all’Ischia Film Festival.
L’anno prossimo lei e Greg festeggerete il trentennale di un sodalizio nato con il gruppo rock demenziale Latte & i suoi derivati, proseguito nel gruppo fondatore delle Iene e prosperato attraverso diverse forme espressive, teatro, cinema, televisione, radio, web serie. Cosa vi diverte di più? E che metodo di lavoro avete?
Il teatro dal punto di vista del divertimento e della soddisfazione è impagabile perché hai il rapporto immediato e vivo col pubblico. Però sono pure un grande amante del cinema, anche come consumatore. Fondamentalmente io e Greg facciamo una cosa sola, umorismo, applicato ai vari mezzi e ai loro specifici linguaggi. Nel lavoro condividiamo tutte le fasi. Magari lo script iniziale può essere di uno dei due, ma poi si lavora sempre all’unisono. Il lavoro più grosso, più intenso e creativo, si fa nella messinscena, con le prove, dove avviene sempre uno scambio forte di idee e soluzioni. Ma c’è collaborazione piena, senza ruoli, non c’è differenza.
Come vi siete conosciuti?
Facevamo lo stesso mestiere, fumettisti di storie umoristiche. Eravamo poco più che ventenni. Ci siamo incontrati nella redazione di una casa editrice che poco dopo chiuse. All’epoca entrambi scrivevamo canzoni divertenti, voce e chitarra. Abbiamo pensato di proporle dal vivo, per gioco, senza nessuna aspettativa. Invece la cosa ha funzionato, abbiamo iniziato a suonare nei locali con un successo inaspettato. A inizio anni Novanta a Roma c’erano tanti locali per la musica dal vivo. Da lì è partito tutto.
I suoi riferimenti, chi la ispira?
La commedia all’italiana degli anni Sessanta, Monicelli, Scola, Gassman, Tognazzi, Mastroianni, Manfredi, Fabrizi. Per passione vedo tante cose. Per il mio lavoro ho vari riferimenti internazionali, i Monty Python, Mel Brooks, la scuola umoristica ebraica americana, Woody Allen. Mi sono formato coi loro film. Non oso paragonarmi, ma posso dire che mi hanno ispirato.
A proposito di Aldo Fabrizi, lo ha egregiamente intepretato nel film di Luca Manfredi “Permette? Alberto Sordi”. Emozione?
Ho vissuto il ruolo con la paura dovuta. Quando Luca, figlio del grande Nino, me lo ha proposto ho quasi rifiutato, gli ho detto: “Penso di non essere all’altezza”. Lui mi ha rassicurato, “non devi farne la caricatura”. Allora ho provato ad avvicinarmi all’uomo Fabrizi, ho cercato di capire com’era fuori dal set, ho guardato le sue interviste per capire com’era lui, la sua anima. Un uomo cinico, ostico, ma anche molto generoso. Aiutò molto Sordi che era a inizio carriera.
Mai lavorato con Riccardo Milani?
No, ma ci stimiamo a vicenda. Lui sa fare molto bene la commedia. Penso che prima o poi accadrà questa cosa che ci diciamo ogni volta che ci vediamo.
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