“Io ricordo”, il calvario dei familiari delle vittime

12 Dicembre 2019

Docufiction su Rai 1, Giovanna Mezzogiorno è Francesca Dendena: suo padre morì nell’esplosione

MILANO. Il dolore, sconvolgente, di apprendere che i propri cari sono stati uccisi mentre erano al lavoro; il desiderio di verità e giustizia su quella bomba che causò 17 morti e oltre 80 feriti il 12 dicembre del 1969 nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, a Milano. La speranza nell'intravvedere brandelli di verità nei processi con alla sbarra neofascisti di Ordine Nuovo e ufficiali dei servizi segreti; lo scoraggiamento quando le condanne all'ergastolo furono annullate, fino alle definitive assoluzioni nel 2005.
“Io ricordo. Piazza Fontana”, docufiction in onda in prima serata su Rai1 oggi , 50° anniversario dell’eccidio, prodotta da Rai Fiction e Aurora TV, racconta il calvario dei famigliari delle vittime di Piazza Fontana attraverso la figura di Francesca Dendena, figlia di Pietro, che morì nell’esplosione. Da Lodi era andato a Milano per le contrattazioni che si svolgevano in banca ogni venerdì: bestiame, terreni, mezzi agricoli. Non tornò più e Francesca, a 17 anni, chiamò a raccolta i parenti delle vittime per intraprendere un percorso duro alla ricerca della verità con l'Associazione familiari vittime di Piazza Fontana. Nella docufiction si vedono i funerali nel Duomo di Milano, la piazza gremita all’inverosimile di persone che intendevano dare una prima risposta al terrore.
Giovanna Mezzogiorno, che interpreta Francesca adulta (da giovane è Nicole Fornaro), racconta e alle sue spalle ha una parete bianca. Unisce con un filo rosso le foto delle vittime e degli imputati di tutti i processi, compreso Pietro Valpreda, additato come «il mostro» che aveva posto la bomba e assolto dopo una lunga carcerazione. Sulla parete compaiono le fotografie del reggente di Ordine Nuovo per il Triveneto, Carlo Maria Maggi, dell'ordinovista mestrino Delfo Zorzi, di Giovanni Ventura e Franco Freda. Agli ultimi due i dibattimenti attribuirono la responsabilità della strage, ma non sono più processabili perché assolti in via definitiva per Piazza Fontana. Ci sono testimonianze di Bruno Vespa (che ricorda in modo anche «auto-critico» quando, giovane inviato del Tg, annunciò l'arresto di Valpreda), del prefetto Achille Serra, primo a intervenire alla Bna , del magistrato Guido Salvini a cui si deve la riapertura delle indagini nei primi anni '90, dell'avvocato Federico Sinicato, legale di parte civile, dell'esponente di Ordine Nuovo Martino Siciliano e di numerosi parenti delle vittime.
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