L’Apriti Cielo di Mannarino mercoledì a Pescara

Quando il folk e lo stornello romanesco incontrano i ritmi afro di Bahia: potrebbe essere questo il sottotitolo di “Apriti Cielo” (Universal), il quarto album di inediti di Mannarino, uscito venerdì,...
Quando il folk e lo stornello romanesco incontrano i ritmi afro di Bahia: potrebbe essere questo il sottotitolo di “Apriti Cielo” (Universal), il quarto album di inediti di Mannarino, uscito venerdì, che torna a distanza di tre anni dal successo di “Al Monte”. «Le suggestioni della musica brasiliana? Arrivano da lontano, da quando a 18 anni facevo il dj di world music e suonavo nei locali multietnici vicino alla stazione Termini e nel rione Monti a Roma. Locali nei quali Sudamerica, Africa e Italia si incontravano. Sono cresciuto così e la mia ricerca musicale parte proprio da lì e dai miei viaggi. Mi interessa l'incontro di mondi distanti storicamente in contrapposizione». L'uscita di «Apriti Cielo» anticipa il tour che debutta il 25 marzo (con un bis il 26) a Roma, prima volta di Mannarino al PalaLottomatica. Il tour farà tappa in Abruzzo, l’8 aprile, con un concerto al Pala Giovanni Paolo II di Pescara. Ma già mercoledì prossimo l’Abruzzo avrà un assaggio del nuovo Mannarino quando, alle 18, presenterà il suo nuovo album ai fan nella Libreria Feltrinelli di Pescara.
Romano, 37 anni, Mannarino concede allo stornello e alla musica afrobahiana «la stessa rilevanza nella mia formazione. Fanno parte di me in egual misura».
«La forza vitale dei tamburi africani - ancestrale battito del cuore - e i colori della musica brasiliana mi hanno aiutato ad alleggerire quello che vedo intorno a me e che vivo»,a aggiunge il cantautore romano. «Ma in fondo ho sempre usato il dialetto come fosse una lingua straniera: è lo stesso grido e lo stesso urlo vitale che ha l'umanità dappertutto. L'esigenza di dire io esisto, sono qui e mi devo salvare. È la forza che permette il superamento della povertà, la forza che fa ballare la tristezza». Perché i ritmi allegri, non nascondono comunque uno sguardo severo che sembra lasciare poco spazio alla speranza.
Ma come è abituato da sempre a fare, nei suoi dischi i livelli di interpretazione sono diversi e più profondi. «Con le stesse parole parlo di situazioni diverse. E anche in questo ho preso spunto dai brasiliani, che nascondevano con i loro canti la loro rivolta. Apriti cielo (il singolo che ha anticipato l'album, ndr), ad esempio, parla dei migranti che arrivano qui dall'Africa», spiega ancora Mannarino. «Ma a guardare bene, parla anche dei giovani che dall'Italia partono in cerca di fortuna altrove. Il mio intento era di raccontare come la gente deve “salvarsi”, fisicamente o dalle maglie di un sistema che ti propone solo omologazione e consumismo».
«Da quando ho cominciato a vedere gente che veniva ai miei concerti e comprava i miei dischi, ormai sono pronto a tutto. Sono entrato nella tana del Bianconiglio e mi aspetto qualsiasi cosa. Ma non ho ambizioni di conquista: faccio quello che mi piace nella vita e questa di per sé è già una gran conquista. A me va bene anche suonare nel localino sotto casa se comunque mi permette di fare musica».
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