“L’aria della libertà”, l’Italia di Calamandrei in un recital

La Barattelli propone all’Aquila uno spettacolo di musica, immagini e narrazione Montanari legge tra le note le lettere di uno dei padri della nostra Costituzione
L’AQUILA. «La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare». Parte dalle parole di Piero Calamandrei, dal Discorso ai giovani sulla Costituzione che il giurista protagonista della ricostruzione della democrazia e dell’antifascismo nell’Italia repubblicana pronunciò a Milano il 26 gennaio 1955, lo spettacolo che la Società Aquilana dei Concerti “Barattelli” propone all’Aquila per la Giornata della Memoria: esecuzioni musicali, immagini inedite e narrazione dedicate ad uno dei padri fondatori della Carta. “L’aria della libertà - L’Italia di Piero Calamandrei” di Nino Criscenti e Tomaso Montanari andrà in scena al Ridotto del teatro Comunale domani alle ore 18. Protagonista come voce narrante è lo stesso scrittore e storico dell’arte Tomaso Montanari, insieme ad un quartetto di musicisti, formato da Luca Cipriano (clarinetto), Francesco Peverini (violino), Valeriano Taddeo (violoncello), Marco Scolastra (pianoforte).
Su uno schermo si succedono le immagini di un album fotografico degli anni 30, che si conserva nella biblioteca civica di Montepulciano. Sono le istantanee scattate da Piero Calamandrei nelle gite che, quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha fatto con un gruppo di amici in cui si ritrovano alcuni dei maggiori esponenti della cultura italiana dell’epoca: Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, Benedetto Croce.
Montanari sfoglia l’album di quei paesaggi, piccoli centri come Urbino, Perugia, Siena, Viterbo, paesi fuori dalla campagna toscana, castelli, pievi, abbazie, ville monumentali, luoghi scelti, come scrive Calamandrei, «non per estetismi turistici ma col desiderio di ritrovare, in quelle testimonianze, una tradizione di civiltà, della quale ciascuno di noi, durante la settimana, aveva creduto, nei momenti di maggior scoramento, di avere smarrito il senso». Le foto sono lette con le parole stesse di Calamandrei, estratte da lettere, scritti vari e soprattutto dal suo diario. Le foto e i testi sono stati raccolti in un libro (Edizioni di Storia e Letteratura 2020) che porta lo stesso titolo dello spettacolo. Dieci momenti di musica entrano sui punti più intensi del racconto. «Non un accompagnamento, ma un intervento che nasce dalla parola, che non interrompe il racconto ma lo sottolinea, lo amplifica», si legge nelle note di presentazione. «Sono brani di capolavori della musica da camera tra gli anni 20 e 40, da Stravinskij a Casella a Šostakovi›. L’organico è stato scelto in funzione di due opere scritte per questa singolare formazione: una composizione di Paul Hindemith del 1938 e il “Quatuor pour la fin du Temps” scritto nel 1940 da Olivier Messiaen nel campo di concentramento in cui era internato. Del 1945 è la Sonata per clarinetto e pianoforte di Mario Castelnuovo-Tedesco, eseguita nella parte finale, in cui si sentirà come, con Calamandrei costituente, lo spirito di quelle gite è entrato nella ricostruzione del Paese e nella Costituzione stessa».